Creye – Recensione: II

Autori di un debutto che nel 2018 era stato accolto con recensioni generalmente favorevoli, gli svedesi Creye hanno nel frattempo trovato casa presso Frontiers ed è attraverso l’etichetta nostrana che oggi pubblicano il secondo disco, al quale spetta tradizionalmente il difficile compito di consolidare la crescita. La formazione di Malmo, che per l’occasione vede l’innesto di August Rauer alla voce, propone un rock radiofonico e pulito, intriso di sentimenti buoni e solo raramente offuscati da una sapiente dose di malinconia scandinava. Grazie all’amabile solarità della voce di Rauer ed alle incisive linee di basso di Gustaf Örsta il mood si mantiene sempre dinamico, propositivo e saltellante (“The Greatest”), al punto da far dimenticare che con “II” si ascolta una canzone piacevole finchè si vuole, ma progressivamente sempre più simile a se stessa. Che tutto l’album prenda la forma di una generica e morbida massa melodica è tanto un innocente complimento quanto una critica feroce: se infatti idee e stile anni ottanta sono piuttosto chiari, l’assoluta linearità del tutto rende quasi impossibile identificare interi episodi, o almeno brevi momenti all’interno degli stessi, dotati di una qualche personalità. 

A differenza di altri dischi che ne condividono le coordinate (penso a bel “Liberation” degli Art Nation, ma potremmo citare anche Work Of Art, Chris Ousey, One Desire e H.E.A.T), quello dei Creye è un onesto prodotto di superficie, che appare più orientato a presentare chiaramente il progetto al festoso pubblico di un Eurovision Song Contest dei tempi che furono (“Siberia”), piuttosto che a sondarne le effettive potenzialità. Mancano insomma il risvolto, l’altra faccia della medaglia, così come quel meccanismo di botta e risposta tra le parti capace di creare una tensione, un dialogo, un inseguimento, una struttura che tenga insieme le spinte contrapposte in un unico ed animato discorso. In “II” tutto suona così ben incanalato, titoli compresi (“Hold Back The Night”), che di spinte ed esplorazioni non vi è traccia: se l’esperienza viscerale di un buon rock può farci pensare ad una battaglia navale tra onde di chitarre elettriche, il progetto del chitarrista Andreas Gullstrand assomiglia più ad una navigazione di lago che dell’avventura, a pochi metri dalla riva, conserva solo l’illusione. E così come in Thailandia potete fare vostra una finta Lamborghini per meno di trentamila euro, perché di quell’auto acquistate in fondo solo la replica della carrozzeria, allo stesso modo con “II” portate a casa un involucro rock al quale difettano una buona dose di varietà, struggimento e sostanza. La durata estremamente limitata di ciascuna traccia testimonia la natura mordi & fuggi di questo disco, anche quando considerato nel suo insieme, come se l’unica cosa che ciascun brano volesse comunicare fosse il suo orecchiabile ritornello. Melodia e musicalità possono comunicare molto ed in modi complessi, ma i Creye sembrano volerne cogliere solamente gli aspetti più cosmetici: non basta qualche fortunato assolo (“Face To Face”) per fare di “II” un disco nel quale anche la componente rock possa trovare un’esaltazione rilevante. 

Più simile ad un pop rafforzato (come il famoso pollo di YouTubo Anche Io, qualcuno ne ha notizie?), a questo disco mancano nervo, varietà e pure quella sensibilità nordica per la soluzione semplice ma efficace: la sua delicatezza da boy-band (“Lost Without You”) lo pone lontano tanto dall’euro-AOR consolidato quanto dal rock più autoriale, al punto che la sua medietà – perché mediocrità faceva brutto – porta a pensare ad un prodotto pensato a tavolino e frutto della regola applicata, piuttosto che partorito nel bel mezzo di una tempesta aspirazionale e creativa. Nessuna delle piacevoli tracce di “II” merita una critica appassionata, dal momento che ognuna è perfettamente ascoltabile pur mantenendo una distanza di sicurezza da qualcosa che possa fare presa e sorprendere: la questione è se la somma di parti così simili e ripetitive giustifichi o meno la creazione di un album con uno scopo in qualche modo rock, che vada oltre il semplice assemblaggio dei suoi dimenticabili momenti.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Broken Highway 02. Carry On 03. Find A Reason 04. Siberia 05. Face To Face 06. Can’t Stop What We Started 07. Lost Without You 08. Hold Back The Night 09. Let The World Know 10. Closer 11. The Greatest 12. War Of Love
Sito Web: creyesweden.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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