Crematory – Recensione: Oblivion

I Crematory sono balzati di recente agli onori della cronaca grazie a una dichiarazione provocatoria (ma che invita a riflettere) del drummer Markus Jüllich, che ha simpaticamente mandato a quel paese i fans della band e i metalhead tutti per il loro atteggiamento irrispettoso verso la musica. I tempi non sono più gli stessi, il ricambio generazionale sembra non esserci più (o comunque è venuto molto meno il senso di appartenenza al gruppo) e i metodi di fruizione si dirigono verso le piattaforme digitali a scapito del formato fisico, diventato un oggetto da collezione per una nicchia di pubblico sempre più ristretta.

A farne le spese paiono proprio le band di media portata che sono la maggior parte, i Crematory e tanti altri insieme a loro. I big continueranno a macinare grandi numeri grazie soprattutto alle performance dal vivo, chi invece non raggiunge il pubblico di massa subirà in qualche modo un danno economico a causa dalla drastica diminuzione delle vendite dei dischi, non ricevendo una percentuale ancora adeguata dallo sharing digitale. Un’osservazione in fondo giusta quella di Markus, che preoccupato per le sorti delle band, minaccia il suo scioglimento all’indomani dell’uscita di “Oblivion”, se i fans non lo acquisteranno.

Toni che rimangono molto ironici i suoi, ma che in fondo fanno scattare un campanello di allarme sul futuro della nostra musica preferita. Tuttavia dobbiamo stringere il campo e parlare del nuovo album. Possiamo dare retta alla band e acquistare “Oblivion”? Beh, se siete supporters di lunga data dei Crematory, il nuovo disco è una sicurezza. “Oblivion” conferma quel cambiamento paventato nel precedente “Monument”, album che vedeva un rinnovo della line-up (qui confermata) e in particolare l’ingresso del secondo vocalist e chitarrista Tosse Basler, che sempre più spesso si avvicenda al microfono con Felix Stass bilanciando le parti di voce pulita e growl.

Proprio come “Monumentum”, il nuovo “Oblivion” è un platter che strizza l’occhio a un hard’n’heavy moderno, riletto ovviamente con le tinte malinconiche tipiche della band e i consueti sprazzi di elettronica dosati durante l’ascolto. Nessuna sorpresa a ben vedere, ma il gruppo inanella una serie di potenziali singoli, brani mnemonici con una melodia portante piacevole e funzionale e soprattutto un refrain ficcante che vi si imprimerà fin dai primi ascolti.

Parlano molto bene il singolo giustamente ruffiano “Salvation”, la ballad “Stay With Me” e “Wrong Side”, un pezzo assolutamente ballabile e canterino che potrà essere oggetto di remixes per i club. Ci sono anche brani dall’impronta decisamente più pesante, come “Revenge Is Mine” e la stessa “Oblivion”, dove ogni elemento è al proprio posto, dall’alternarsi tra i due vocalist ai ritmi sostenuti, ai break atmosferici con le gradevoli parti di tastiera di Katrin Jüllich.

Certo “Oblivion” non brilla per inventiva, ma scorre liscio come l’olio e sa rendersi parecchio piacevole. Speriamo quindi che non sia il canto di cigno della band, perchè i Crematory sembrano essersi definitivamente indirizzati su una via forse fin troppo sicura, ma senza dubbio giusta.

Voto recensore
7
Etichetta: SPV/Steamhammer

Anno: 2018

Tracklist: 01. Expectation 02. Salvation 03. Ghost Of The Past 04. Until The Dawn 05. Revenge Is Mine 06. Wrong Side 07. Stay With Me 08. For All Of Us 09. Immortal 10. Oblivion 11. Cemetary Stillness 12. Blessed 13. Demon Inside
Sito Web: http://www.crematory.de/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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