Crematory – Recensione: Monument

Diciamoci la verità, i Crematory post-reunion (dal 2003 ad oggi), non si sono certo fatti ricordare per aver dato vita a delle opere da tramandare ai posteri. L’ultimo “Antiserum”, uscito un paio d’anni fa, è stato un album discreto e tutto sommato godibile, il migliore dopo una serie di releases anonime ma non annoverabile tra gli esiti più rappresentativi di Felix Stass e compagni di avventura.

La nuova prova “Monument” (e siamo a tredici dischi tondi tondi) fotografa invece una band più convinta, forse non sono ancora i Crematory al top della forma, ma di sicuro i tedeschi sembrano avere le idee più chiare e potrebbero gettare le basi per una risalita convinta. E’ complice forse un cambio di buona metà della line-up: restano in squadra oltre a Felix, Markus e Katrin Jüllich (batteria e tastiere), per il resto, nuovi acquisti. Entrano in formazione Rolf Muners alla chitarra, Tosse Basler alla chitarra ritmica e alla voce pulita e Jason Matthias al basso. Sarà proprio per la formazione di stampo classic metal di questi tre signori che “Monument” acquista un tocco di hard’n’heavy piacevolissimo e che ben si inserisce nel malinconico contesto gotico della band.

L’album inanella infatti una serie di tracce snelle e gradevoli, fatte di melodie ariose e refrain ficcanti che potreste ritrovarvi a canticchiare dopo pochi ascolti. Forse c’è un pizzico di ruffianeria in questa enfasi posticcia e caciarona che tanto piace ai tedeschi, ma il platter fila liscio come l’olio. L’opener e primo singolo “Misunderstood” mette subito tutto in chiaro, con i suoi synth laccati che aprono il pezzo, le chitarre belle grasse e il vocione cavernoso del nostro Felix che declama un refrain di immediata presa. E a ben vedere la formula non cambia molto durante l’ascolto, ma ci si diverte alla grande e i pezzi finalmente, piacciono e non stancano.

Il brano “Die So Soon” mette in evidenza un asso nelle manica, ovvero il demandare numerose parti vocali al bravo Tosse Basler, dotato di un timbro acuto efficace e capace di smuovere la malinconia e il romanticismo suggerito dai brani. Davvero niente male i pezzi in cui le voci duettano e si sovrappongono (“Ravens Calling”, “Nothing”), una buona soluzione per movimentare un album dal trademark assolutamente riconoscibile ma senza cedimenti.

Non mancano pezzi un po’ “tamarri” con tanta elettronica e un feeling da club (“Eiskalt”, “Falsche Tränen”) e neppure altri dal taglio più metallico e moderno, con le chitarre ben in vista e growling vocals potenti (“Before I Die”, “Die Letzte Schlacht”). Era da tempo che i Crematory non offrivano una serie di canzoni così intriganti e disimpegnate, senza far mancare quel feeling notturno (ma non troppo) tipico dell’electro goth metal made in Germany.

crematory

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer/SPV

Anno: 2016

Tracklist: 01. Misunderstood 02. Haus Mit Garten 03. Die So Soon 04. Ravens Calling 05. Eiskalt 06. Nothing 07. Before I Die 08. Falsche Tränen 09. Everything 10. My Love Within 11. Die Letzte Schlacht 12. Save Me
Sito Web: http://www.crematory.de/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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