Crashdiet – Recensione: The Unattractive Revolution

I Crashdïet sono una di quelle tipiche band che si conoscono, anche solo per sentito dire, nonostante a volte non se ne capisca il perchè: e non perchè la band non meriti, ma per le vicissitudini che ne hanno caratterizzato la storia.
I Crashdïet sono una di quelle tipiche band che ha pubblicato pochi dischi rispetto alla media dei gruppi attuali, eppure ogni album è a suo modo iconico, a patire da quel “Rest In Sleaze”, con alla voce il talentuoso e compianto Dave Lepard.

“The Unattractive Revolution” aveva proprio l’arduo compito di far dimenticare, o per lo meno non far rimpiangere, lo scomparso frontman a tutti i fan dei Crashdïet; con alle spalle un’eredità così complessa, i restanti membri della band scelsero H. Olliver Twisted, poi vocalist dei Reckless Love, per portare avanti la bandiera dello sleaze metal svedese più moderno.

“The Unattractive Revolution” non è il più bel prodotto nella discografia del gruppo di Stoccolma, ma è comunque un buon disco, in cui a farla da padrone è senza dubbio l’innegabile abilità vocale del nuovo cantante, in quello che sarà il suo primo e ultimo album con i Crashdïet.
Come spesso accade, la lunghezza del disco penalizza un po’ l’ispirazione dei pezzi, ma i primi sei brani del platter rappresentano senza dubbio un ottimo risultato nel loro genere, a partire dalla opener “In The Raw”, un tipico brano a tutto sleaze e coretti sapientemente eseguiti dal chitarrista Martin Sweet e dal biondissimo bassista Peter London.
Segue la breve e diretta “Like A Sin”, che introduce l’ascoltatore alla prima semi-ballad del disco, “Falling Rain”: e sfidiamo chiunque a dimenticare l’iconica introduzione strumentale, che più 80s non si può.
Sulla stessa riga anche la struggente “Alone”, che incarna il lato più malinconico, sporco e oscuro di un genere che non è solo paillettes e jeggings leopardati, ma che in alcune sue declinazioni riesce a rivelare una forza underground davvero travolgente.
E senza mai perdere la scanzonata spontaneità di parti decisamente più leggere, da ascoltare e ballare a più non posso, come “Die Another Day” e “Thrill Me”.

Secondo quanto dichiarato recentemente dalla band, sembrerebbe che la storia dei Crashdïet non sia ancora arrivata al suo ultimo capitolo e, tra tutte i racconti scritti dal gruppo, “The Unattractive Revolution” non è certo il più indimenticabile.
Eppure viene così semplice, di fronte ad uno sleaze metal costruito con tutte le regole del caso, fregarsene di una certa mancanza di profondità di contenuti: i Crashdïet continuano per la loro strada, e con loro la nostra voglia di anni ’80.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Universal Music AB

Anno: 2007

Tracklist: Tracklist: 01.In the Raw 02.Like a Sin 03.Falling Rain 04.I Don't Care 05.Die Another Day 06.Alone 07.Thrill Me 08.Overnight 09.XTC Overdrive 10.Bound to Be Enslaved 11.The Buried Song
Sito Web: http://www.crashdiet.org/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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