Crashdiet – Recensione: Rust

Oltre che di note, parole e suoni, il mondo della musica (e quella metal non fa eccezione) è fatto anche di storie: grandi o piccole, più o meno appassionanti, sono storie d’amore e morte, amicizia e rivalità, caduta e ascesa, abbandono e perseveranza.

La storia dei Crashdïet merita di essere raccontata ed è quella di una band che nella sua vita ha attraversato così tanti tunnel e tempeste da essere data per spacciata molte volte. Eppure, qualcosa ha sempre (ri)animato la combo di Stoccolma, colpevole solo di subire fin dai suoi albori una maledizione del frontman.

È strano come una band con soli quattro album all’attivo in quasi 20 anni sia comunque riuscita a guadagnarsi una fan base fedele e nient’affatto risicata, visti anche i numerosi avvicendamenti dietro al microfono, una posizione spesso fondamentale nella fidelizzazione del proprio pubblico.

Non staremo qui a raccontarvi le vicissitudini dei Crashdïet (a partire dalla prematura scomparsa del primo vocalist Dave Lepard), fatto sta che questa band svedese ha attraversato ere geologiche per approdare al 2019 con il cantante Gabriel Keyes e un quinto lavoro, laconicamente intitolato “Rust”.
Forse proprio un po’ di ruggine è ciò che manca complessivamente al disco, che porta a casa un compitino ben svolto, ma non memorabile. Viene spontaneo ripensare al primo “Rest In Sleaze”, ma anche a “Generation Wild”, capaci di aggiungere delle note punk ad uno stabile impianto sleaze metal, in un amalgama riuscitissimo che tutt’oggi è il lato migliore dei Crashdïet.

“Rust”, però, ce lo regala solo in parte, nella grintosa title track o nelle lapidarie “Parasite” e, soprattutto, “Reptile”, davvero una perla nell’economia della release.
Pezzi come “Into The Wild”, “Idiots” e “We Are The Legion” sono animate da un fuoco che però sembra non bruciare più con la stessa rabbia: l’intenzione c’è, a mancare è un po’ di mordente.
Anomala, per gli amanti della band, sarà poi la pseudo ballad “Waiting For Your Love”, particolare per l’inserimento di accenni quasi progressive, interessanti e sicuramente bisognosi di più ascolti per essere assimilati al meglio. Più classico invece l’approccio di “In The Maze”, l’altro pezzo rilassato del disco, sicuramente più in linea con i brani di questo tipo nell’ambito dell’hard/sleaze rock.

Complessivamente, “Rust” accontenterà i fan dei Crashdïet, che tutto sommato ne attendevano il ritorno ormai da circa 6 anni, pur senza picchi di gloria (nè rovinose cadute). E forse la strana sensazione di mancanza di quel guizzo in più, di quella rabbia, di quella fame di ribellione, non è nemmeno da imputare alla band. Forse è nelle orecchie di chi, ormai 15 anni fa, aveva ancora il desiderio e l’energia di uscire per strada e spezzare le catene.



Etichetta: Frontiers Music Srl

Anno: 2019

Tracklist: Tracklist: 01. Rust 02. Into The Wild 03. Idiots 04. In The Maze 05. We Are The Legion 06. Crazy 07. Parasite 08. Waiting For Your Love 09. Reptile 10. Stop Weirding Me Out 11. Filth & Flowers
Sito Web: http://www.crashdiet.org/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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