Cradle Of Filth – Recensione: Hammer Of The Witches

Senza girarci troppo attorno: “Hammer Of The Witches” è esattamente l’album che ti aspetteresti dai Cradle Of Filth. Detto questo potete mettervi l’anima in pace: se non avete mai sopportato le gesta dei vampiri di Albione, non sarà la nuova fatica a farvi cambiare idea, perché qui troverete esattamente quella formula sonora che ha reso celebre l’esemble di Ipswich, rendendolo parimente amato e odiato dalla platea (black) metal.

Undicesimo disco in studio, “Hammer Of The Witches” fa registrare un nuovo allargamento della line-up, che passa dai tre elementi di “The Manticore And Other Horrors” a sei, con l’ingresso della tastierista e vocalist Lindsay Matheson (Schoolcraft), e della coppia di axe-man Ashok (Root, Inner Fear) e Richard Shaw (Emperor Chung, NG26). Non sembra pesare in modo particolare l’assenza di Paul Allender, che pure aveva un certo peso nella composizione dei pezzi e va detto che i due innesti non lo fanno rimpiangere.

L’unica, se così vogliamo chiamarla, novità, sta nel recupero di un sound lievemente più sporco, lo stesso che aveva distinto le uscite di fine anni ’90. Il disco è in effetti distante dalle produzioni cinematografiche dei primi 2000 ed è lecito chiederci (e la cosa non riguarda solo i nostri inglesi) se questo diffuso ritorno a un sound d’antan non sia in qualche modo imputabile a disponibilità economiche che, si sa, non sono più quelle dei tempi d’oro.

Al di là di questo, “Hammer Of The Witches” suona filthiano al 100%, pieno zeppo di eleganti melodie e poderosi innesti sinfonici a fungere da controaltare ad esecuzioni veloci dai ritmi taglienti che ribadiscono in toto il marchio di fabbrica. Ma per fortuna il buon Dani Filth e i compagni di avventura non si limitano a raschiare il fondo del barile, perché la vena compositiva suona ancora abbastanza fresca, i pezzi colpiscono per la loro teatralità e l’ascolto scorre piacevolmente, per quanto ormai non manchino nemmeno le autocitazioni (“Blackest Magic In Practice”).

L’introduzione à la Danny Elfman “Walpurigis Eve” ci porta a “Yours Immortally…”, un pezzo dove il romanticismo dell’extreme gothic metal coniato da Mr. Davey trova subito un’ottima conferma, con una canzone veloce, spigolosa, ma altrettanto curata negli arrangiamenti sinfonici e di facile presa. Passaggi pomposi ma non laccati, voce femminile ben diluita, rendono “Hammer Of The Witches” romantico ed elegante nel modo giusto, portando i suoi highlight nel rigore di “Enshrined In Crematoria”, nell’epica tiltetrack e nell’intrigante singolo “Right Wing Of The Garden Triptych”.

Nessuna sorpresa ma tutto funziona molto bene. I fan non abbiano timore, “Hammer Of The Witches” non li deluderà affatto. Tutti gli altri, ripetiamo, non si aspettino qualcosa che possa rendere loro il gruppo più simpatico.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2015

Tracklist:

01. Walpurgis Eve
02. Yours Immortally…
03. Enshrined In Crematoria
04. Deflowering The Maidenhead, Displeasuring The Goddess
05. Blackest Magick In Practice
06. The Monstrous Sabbat (Summoning The Coven)
07. Hammer Of The Witches
08. Right Wing Of The Garden Triptych
09. The Vampyre At My Side
10. Onward Christian Soldiers
11. Blooding The Hounds Of Hell


Sito Web: http://www.cradleoffilth.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Sotrbef

    Io non capisco la scelta di relegare a bonustracks due tracce come King of the Woods e Misericord, tracce che non solo si rifanno al vecchio stile più delle altre m aentrambe avrebbero a mio parere costituito un’opener migliore di quella Yours Immortally decisamente troppo forzata nelle sue schitarrate esagerate. Per il resto ottima la titletrack con il precedente intermezzo, le altre tracce molto gradevoli. Le uniche che mi lasciano perplesso sono Blackest Magic in Practice (Swansong for a raven 2?), la forzatamente violenta Yours Immortally e Deflowering the Maidenhead, despleasuring the Goddess (che pure questa non si sa dove voglia andare a parare).
    Per il resto l’album cresce piano piano sempre di più e ci sta, ci piacciono questi cradle.
    Ah un’ultima cosa, la cantante femminile di ora sfigura molto rispetto alla Sarah Jezebel Deva ma anche all’ultima Julie Atkins che aveva ricoperto il ruolo di Lilith in Darkly Darkly Venus Aversa. Potrebbe forse limitarsi alle tastiere e chiudere la bocca?
    Ci manca la Sarah coi suoi 45645664 chili di allegria.

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  2. Robin

    Le song che hai citato come quelle meno riuscite per me sono le più riuscite del platter,la tipa non suona le tastiere ma si limita a cantare(le tastiere sul disco le suona Martin).Le bonus track sono buone, probabilmente non le hanno incluse per motivi di minutaggio.Per quanto mi riguarda questo è il capitolo più riuscito dopo Midian.Dati sempre per morti ogni volta i C.O.F. rialzano la testa per fortuna.

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    • saTana

      Hai ragione, ovviamente non saranno più quelli di una Volta, ma questo album e quello che mi sonno sempre aspettato dopo Bitter Suites to Succubi, l’album mi ha davvero Sorpreso Molto pieno di Melodia e Sinfonia. voto questo album 10 su 10.
      C.O.F ci vediamo il 7 novembre a Milano.

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    • samotrym

      Caro robin sei sicuro che la schoolcraft suoni solo dal vivo le tastiere?? ..non potrebbe trattarsi di un errore di credits per quanto riguarda martin alle tastiere ??

      Reply (in reply to Robin)

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