Adrenaline Mob – Recensione: Covertà

E’ sempre difficile quando persone che stimi (almeno artisticamente) decidono di far uscire un album di cover. Eppure sembra che un buon 70% delle band (di grido e non) in circolazione si sia piegata a questa logica più da mancanza di idee nuove che di vero e proprio voler tributare i propri idoli o le proprie canzoni preferite.

A quale delle due categorie appartiene questo “Covertà”, dunque? Direi abbastanza ad occhi chiusi alla prima. Innegabile è la perizia dei quattro musicisti in questione (tra l’altro, Portnoy e Allen non credo abbiano bisogno di presentazioni), e, di sicuro, la scelta dei pezzi di questo Ep sarà stata effettuata seguendo logiche di gradimento personale, ma il risultato è davvero in bilico.

Seppur la band esegua le canzoni più vicine al loro stile modernizzandole lievemente in suoni e donandole maggiore aggressività (le divertenti ed ispirate “Barracuda”, “The Lemon Song” e “Kill The King”, oltre che il loro cavallo di battaglia “The Mob Rules” su tutte), ci sono degli episodi che, difficilmente, possono esser digeriti senza problemi. Infatti, l’uno-due rappresentato da “Break on Through” e “Romeo Delight” lascia alquanto stupiti. Si, perché se la prima è semplicemente un’inutile versione estremizzata del classico dei Doors, la seconda è semplicemente uno sfoggio di tecnica dove ognuno, a turno, si mette in mostra. E, come se non bastasse, poco dopo la metà, la canzone si evolve negli stacchi centrali (e conseguente assolo) di “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin. Un tentativo di pseudo medley che neanche le band di quindicenni che partecipano ai talent show scolastici utilizzano più.

“Covertà” fa, dunque, rima con povertà, in questo caso di idee e, forse, voglia di fare. Visti i nomi coinvolti nel progetto Adrenaline Mob, verrebbe da aspettarsi molto più che un Ep di cover che, seppur registrate ed eseguite benissimo, rimangono pur sempre delle mere esecuzioni di brani di altri gruppi e artisti, registrate giusto per il gusto di avere un titolo nuovo nei negozi.

Etichetta: Elm City Music

Anno: 2013

Tracklist:

01. High Wire (Badlands)
02. Stand Up and Shout (Dio)
03. Break on Through (The Doors)
04. Romeo Delight (Van Halen)
05. Barracuda (Heart)
06. Kill the King (Rainbow)
07. The Lemon Song (Led Zeppelin)
08. The Mob Rules (Black Sabbath)


Sito Web: http://adrenalinemob.com/

8 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Manuel

    Disco di debutto della madonna!!! Visti al Gods l’anno scorso e hanno spaccato, quindi mi sono chiesto: come mai 3 ad un EP di cover da questo super-gruppo (tra l’altro mossa evidentemente per il loro divertimento…). Ascoltato un paio di volte su Spotify e il voto è ridicolo. Spacca pure questo, eccome se spacca! Per ora, voto 8!

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    • Tommaso Dainese

      Ciao Manuel
      il voto a cui ti riferisci è quello dato dagli utenti 😉

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  2. Manuel

    Tommaso, però a me la recensione non piace comunque…un EP di cover secondo me ci sta per alleggerire la pressione di ogni gruppo; non lo vedo come una “povertà di idee”, ma come uno svago…

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  3. Giorgio Rutigliano

    De gustibus… a volte un album di cover è un puro e semplice atto dovuto x assolvere a doveri contrattuali in un periodo di stasi di idee… altre volte è x il gusto di omaggiare i propri punti di riferimento…
    Dopo aver espresso (nella recensione) quel che penso, volutamente non mi è sembrato il caso di assegnare un voto a quest’uscita… se poi, però, vedo che gli utenti gli hanno riservato un voto basso, evidentemente ci sarà qualcuno daccordo con questa visione un pò pessimistica sulla release in questione.
    Però Manuel, liberissimo di palesare il tuo parere e (come in questo caso) dissenso. Come detto in apertura di questo post, de gustibus…

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  4. Manuel Andreotti

    Giorgio, sono pienamente d’accordo su tutto, ma non sul “fantomatico” voto utenti…spesso e volentieri questi si fanno travisare proprio leggendo la recensione senza nemmeno aver ascoltato l’album/EP in questione…

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  5. Giorgio Rutigliano

    Assolutamente. E, infatti, per questo Metallus ha aggiunto la barra (tra il voto e la recensione vera e propria) per ascoltare l’album, mentre si legge l’articolo o anche no… Così ognuno è libero di farsi la propria idea, concorde o meno con l’autore! 😉

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  6. luke

    Allora: ho 50 anni suono la batteria a buoni livelli da 35 e la maggior parte di questi brani (Doors esclusi) fa parte della “mia” musica. Che sia solo un tributo, uno sfogo od un obbligo contrattuale non mi interessa: il disco è una fucilata! Sentirmi “kill the king” con Mike che fa Cozy Powell(il mio modello assoluto insieme a Simon Phillips”) sotto steroidi è fantastico! E’ ovvio sono cover. Ma ad avercene!, come si dice dalle mie parti. Russ Allen passa da RJ Dio alle sorelle Wilson senza colpo ferire.Tenuta ritmica spaventosa. Saranno pure brani conosciuti ma che botta!! Disco da non sentire MAI in autostrada: ti ritrovi a 230 senza accorgertene………………………..

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