Corrosion Of Conformity – Recensione: Animosity

Il percorso artistico dei Corrosion Of Conformity è costellato da profonde trasformazioni, dolorosi cambi di line-up e, soprattutto, da un’ostinata volontà di continuare a proporre la propria musica, incuranti di tutto e tutti. Chi ha avuto modo di avvicinarsi alla band statunitense solo in questi ultimi anni, sarà rimasto affascinato dalla melliflua miscela di Doom, Sludge, Stoner e Southern Rock che ha contraddistinto dischi quali il recente “No Crosso No Crown” (2018) o i precedenti “XI” (2014) e “Corrosion Of Conformity” (2012).

Proprio i musicisti che hanno registrato questi ultimi due full-lenght – ovvero, Mike Dean (basso e voce), Woody Weatherman (chitarra) e Reed Mullin (batteria) – sono gli stessi che hanno dato il via a questo fantastico ensemble. Per scoprire le origini dei C.O.C., però, dobbiamo tornare agli inizi degli anni ’80, un periodo caratterizzato da grande fervore e dalla nascita di band fondamentali per la musica pesante. Mentre il Punk Rock continuava a tenere viva la sua fiamma, sulla scena si affaccia una nuova leva che contamina l’Hardcore con N.W.O.B.H.M. e Speed Metal, dando di fatto origine al Thrash Metal. Dean, Weatherman e Mullin recepiscono e fanno propria l’urgenza dell’Hardcore, la violenza e l’impatto del Thrash sublimando il tutto in un debut album come “Eye For An Eye”.

Ma è con la pubblicazione di “Animosity” (1985) che i Corrosion Of Conformity si impongono all’attenzione di pubblico e critica. Dieci tracce di Hardcore in cui la vena Thrash emerge in maniera forte e decisa; trenta minuti scarsi in cui portare un attacco diretto all’ascoltatore. Unendo l’anima dei due generi, il combo della Carolina del Nord sforna una prova in cui la perizia tecnica viene messa al servizio di canzoni che sono un vero pugno in faccia, un assalto all’arma bianca in cui vomitare la propria aspra critica alla società. Basso pulsante, sezione ritmica terremotante, voce al vetriolo e riff taglienti sono la ricetta che i nostri utilizzano per segnare i solchi di questo disco.

Loss For Words”, “Consumed” o “Hungry Chid” sono solo alcuni esempi di questa incredibile cavalcata in bilico tra l’irruenza Punk e la cattiveria Metal, una riuscita operazione di sintesi che viene riproposta anche nel successivo EP “Techocracy”. Da questo momento, l’abbandono di Dean e l‘ingresso in formazione di Pepper Keenan diedero il via a una trasformazione che portò alla pubblicazione di due veri capolavori: “Blind”, del 1991, e “Deliverance”, del 1993. Gli ormeggi erano ormai sciolti e la band, forte anche di un buon riscontro commerciale, proseguì lungo questo percorso, giunto fino ai giorni nostri.

Sebbene uscito più di trent’anni fa, riascoltare oggi “Animosity” resta un’esperienza intensa e assolutamente sublime. Una band e un disco seminali per il Crossover Metal e, in generale, per il Metal.

Etichetta: Death Records

Anno: 1985

Tracklist: 01. Loss for Words 02. Mad World 03. Consumed 04. Holier 05. Positive Outlook 06. Prayer 07. Intervention 08. Kiss of Death 09. Hungry Child 10. Animosity
Sito Web: http://coc.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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