Conception – Recensione: State Of Deception

Dopo un ritorno inaspettato e autoprodotto con l’EP “My Dark Symphony” che vi avevamo recensito con toni positivi (ma che col tempo ha guadagnato ancora qualche punto), siamo felici che quello non sia stato un episodio isolato ma i Conception abbiano deciso (sempre tramite l’aiuto del crowdfunding) di dargli un seguito col qui presente “State Of Deception”.

Saliti alla ribalta nei primi anni ‘90 come una delle band europee più interessanti in ambito prog metal (proprio mentre questo termine iniziava a circolare sulle riviste specializzate), i norvegesi di progressive avevano e hanno poco tranne una maniera personale e raffinata di uscire dai canoni del metal rock tradizionale. Ad inizio carriera utilizzarono chitarre flamenco su basi decisamente votate al power metal, poi introdussero un uso particolare e non invasivo delle tastiere fino ad arrivare all’alternative con tocchi quasi industrial di “Flow”; dopo lo scioglimento i vari membri presero strade diametralmente opposte con gruppi come Kamelot, Crest Of Darkness e soprattutto i magnifici Ark (una delle band più incredibili partorite dagli anni 2000 e che non raggiunse il successo che avrebbe ampiamente meritato).

Detto che, come per la totalità dei musicisti, l’epidemia di Coronavirus ha bloccato la possibilità di presentare in sede live le canzoni del nuovo album andiamo a vedere cosa contiene questo “State Of Deception”, album relativamente breve che segue il solco tracciato dal precedente EP, quasi ne fosse un’ipotetica Parte 2.

Dopo un’intro epica e tambureggiante, è il riff classico di “Of Raven And Pigs” subito seguito dalla calda voce di Roy Khan a darci il benvenuto; la canzone ha un bel crescendo, ottimamente sottolineato da suoni caldi e bilanciati e si percepisce un mood vicino agli ultimi Pain Of Salvation, giocato sui ricercati chiaroscuri delle melodie vocali mentre la band suona invece molto diretta e groovy.

Il singolo di lancio “Waywardly Broken” rimanda al già citato “Flow” del 1994, un mid tempo tra voci filtrate e un assolo intenso della mente musicale della band, Tore Østby; il riff di “No Rewind” vi farà partire il piede a ritmo in maniera incontrollabile e fa emergere la capacità dei Conception di condensare in pochi minuti canzoni di senso compiuto e sapienza armonica.

Già esperto di duetti con voci femminili nel suo trascorso coi Kamelot, Khan si confronta in “The Mansion” con Elize Ryd degli Amaranthe in una power ballad, stilema da sempre nel repertorio dei nostri (come dimenticare pezzi come “Silent Crying” e “Hold On”)? La chicca però arriva sul finale: “She Dragoon” non avrebbe sfigurato in un album come “In Your Multitude” e si erge a pezzo rappresentativo del Conception sound in tutta la sua traiettoria temporale, sound fatto di linee vocali memorizzabili, tecnica al servizio della canzone, ritmiche spezzate e buon gusto a profusione.

In chiusura troviamo la versione rimasterizzata di “Feather Moves”, b-side  del singolo “Re:Conception” pubblicato solo nel 2018 ma attualizzato al sound di oggi.

Graditissimo e valido ritorno questo “State Of Deception”, dove si sente che il rodaggio da reunion è ormai concluso e i Conception sono pronti ad un’auspicabile e splendente seconda fase di carriera.

Etichetta: Conception Sound Factory

Anno: 2020

Tracklist: 01. in: Deception 02. Of Raven And Pigs 03. Waywardly Broken 04. No Rewind 05. The Mansion 06. By The Blues 07. Anybody Out There 08. She Dragoon 09. Feather Moves (Remastered)
Sito Web: https://www.facebook.com/conceptionmusi2

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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