Algol – Recensione: Complex Shapes

Non sono dei novellini i veneti Algol. Nonostante una discografia sparuta la band ha infatti alle spalle parecchi anni d’attività e l’esperienza, che si tramuta in matura professionalità, è probabilmente l’arma migliore a disposizione del gruppo.

“Complex Shapes” è infatti un prodotto ottimamente confezionato, sulla base di una abilità strumentale adeguata e sulla competente produzione di Dan Swano. Qualità completate dalla bella veste grafica (Travis Smith è l’autore dell’artwork) e dalla possibilità di ascoltare tra gli ospiti un certo Paul Speckmann, leader dei Master, che della scena death underground è da considerarsi tra i grandi vecchi.

Fin qui nulla da eccepire, ma purtroppo tante belle premesse non si traducono a nostro parere in qualcosa di altrettanto valido dal punto di vista compositivo. Il songwriting degli Algol risente infatti in modo troppo ingombrante dell’influenza del melodic death metal nordico, senza però riuscire a trovare una chiave d’interpretazione fresca e coinvolgente di dettami tanto sfruttati, finendo per mettere in fila song ineccepibili dal punto di vista formale, ma non completamente trascinanti a livello emozionale.

L’uso particolare delle tastiere, in grado di aggiungere sia atmosfera che passaggi più classici, sinfonici o progressivi, è la caratteristica più personale del sound degli Algol, così come l’estrema pulizia d’esecuzione lascia intendere di avere a che fare con una band dalle idee chiare e notevolmente ben rodata che si ascolta suonare volentieri.

Il vero problema sta nella scelta di campo: per quanto la band abbia qualità e cerchi di non presentare mai brani troppo statici o prevedibili, inserendo passaggi più tecnici, variazioni ritmiche e vocals pulite, ci pare che l’insieme rimanga decisamente troppo legato a schemi figli del metal (non solo death) anni novanta che sono stati percorsi ormai in tutte le direzioni possibili e non una volta sola.

Con questo non vogliamo essere troppo critici a sproposito, “Complex Shapes” è un lavoro più che discreto e assolutamente professionale, ma che probabilmente raccoglierà veri consensi solo tra i più affamati amanti del melodic death metal che hanno lasciato il cuore nella Svezia della fine del secolo scorso.

 

Voto recensore
6,5
Etichetta: Punishement 18

Anno: 2012

Tracklist:

01. Your Lies
02. Fragments Of Me
03. Still In My Eyes, Burning
04. Gorgon
05. Subvert
06. Dreams / Demise
07. Complex Shapes
08. Whiteout
09. Empire Of The Sands
10. Hate Serenades
11. N.O.F.T.


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Algol-the-star-of-Deathmetal/127607933971124

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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