Combichrist – Recensione: This Is Where Death Begins

Archiviati ormai i successi per il dancefloor alternativo come “Without Emotions” e “This Shit Will Fuck You Up”, Andy LaPlegua e i suoi Combichrist si sono votati da alcuni anni a un industrial rock/metal ancora posticcio e caciarone come ci si aspetterebbe dal gruppo, ma profondamente diverso dal sound elettronico che li ha resi celebri.

Un cambiamento già evidente in “We Love You” (un album sul quale pesava peraltro l’esperienza dal vivo con i Rammstein), che in “This Is Where Death Begins” trova la sua naturale prosecuzione. Insomma, un altro disco di industrial rock nudo e crudo senza lampi di genio ma ben fatto, gradevole ed energico dove i Rammstein sono appunto il primo termine di paragone che viene in mente (e a ragione, ascoltatevi bene “Exit Eternity” e “Destroy Everything”) e per il resto allinea i Combichrist ai principali esponenti europei del genere.

“This Is Where Death Begins” è dunque un disco senza particolari idee (d’altronde è difficile trovare qualcosa che non sia stato già detto in questo ambito) ma godibilissimo, dove riscontriamo un maggiore risalto degli strumenti tipici del rock e della voce graffiante del mastermind, mentre i beats elettronici intervengono come controaltare o a dare una maggiore enfasi ai pezzi. “We Are The Plague”, con la sua intro sinfonica “eccessiva” e le chitarre grasse dai suoni staccati mette subito in chiaro il contenuto del disco. I ritmi sono per lo più cadenzati e accompagnano dei pezzi volutamente boombastici e ruffiani al punto giusto.

Piacciono anche “My Life, My Rules”, dal tiro rock’n’roll e con un refrain canterino e la citata “Exit Eternity”, dove le basi techno sono più presenti ma altrettanto quei “corettoni” epici che assicurano un groove à la Rammstein. Da segnalare qui la partecipazione della vocalist americana Ariel Levitan (dalla “funeral pop” band MXMS), il cui timbro cristallino e versatile si accompagna bene allo screaming di Andy. Tra i brani più rappresentativi citiamo ancora il singolo “Skullcrusher”, altro pezzo di semplice rock elettrificato ma accattivante più che mai, “Pay To Play”, con la partecipazione di Chris Motionless dei Motionless In White e ancora il mood metallico di “Slakt”, ottimo pezzo che continua nel tributo a un “tanz metal” dal taglio germanico.

Non aspettatevi grosse sorprese da “This Is Where Death Begins”, ma se avete già metabolizzato il cambio di pelle dei Combichrist e magari “We Love You” vi era anche piaciuto, non faticherete ad apprezzarlo. Se invece volete ricordarveli come paladini dell’aggrotech o semplicemente non li avete mai sopportati, non sarà questo album a farvi cambiare idea.

Combichrist - this is where death begins

 

Voto recensore
6,5
Etichetta: Out Of Line Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. We Are The Plague 02. My Life My Rules 03. Glitchteeth 04. Exit Eternity (Feat. Ariel Levitan) 05. Skullcrusher 06. Time Again 07. Destroy Everything 08. Tired Of Hating You 09. Don’t Care How You Feel About It 10. Blackened Heart 11. Pay To Play (Feat. Chris Motionless) 12. Slakt 13. Black Tar Dove Pt. 1 14. Black Tar Dove Pt. 2 15. Homeward (Feat. Ariel Levitan)
Sito Web: http://www.combichrist.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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