Gorguts – Recensione: Colored Sand

Il ritorno al disco dei canadesi Gorguts, di fatto personificati dalla figura del leader storico Luc Lemay, è senza dubbio una buona notizia per il mondo del death metal più tecnico e creativo. Anche e soprattutto perché le attese non vengono minimamente deluse da un lavoro di ampio spettro musicale e creatività come “Colored Sand”.

Già ascoltando una song come “Le Toit Du Monde” si intuisce come la band abbia trovato la strada giusta; il modo di riprendere il filo del discorso interrotto anni fa con album devastanti e stranianti come “From Wisdom To Hate” e soprattutto il malsano “Obscura”. In questo primo brano, come d’altronde in gran parte del disco, a farla da padrone sono le atmosfere aliene e le dissonanze armoniche, ma non crediate di trovarvi ad ascoltare qualcosa di insensato o caotico per il gusto di esserlo.

Quella utilizzata dei Gorguts è una violenza più concettuale che musicale ed è difficile trovare in quanto proposto dalla band un legame con la attuale scena death metal, sempre più standardizzata su fredda tecnica o aggressività preconfezionata e pacchiana al limite della caricatura.

I Gorguts riprendono invece in mano le loro deliranti trame e le trasportano su un piano ancora più trascendente, finendo per miscelare le loro visioni con certe armonie oscure che oggi possiamo trovare anche in band di altra natura stilistica come ad esempio i Deathspell Omega (ma ovviamente le similitudini finiscono qui).

Song dalla durata non certo di poco conto come “An Ocean Of Wisdom” o “Absconders” sono talmente ricche di stravolgimenti emotivi da scorrere senza pausa e non stancare nemmeno per un attimo. La musica dei Gorguts è infatti intrisa di spiritualità, ma anche di gusto epico, ascoltare a proposito il bellissimo strumentale “The Battle Of Chamado”; mentre la complessità quasi algebrica nell’uso degli incastri ritmici con le varianti più melodiche genera una risposta intellettiva da cui è impossibile distaccarsi una volta intrappolati.

In canzoni come “Reduced To Silence”, “Forgotten Arrows” e “Ember’s Voice” si racchiude quanto di più moderno, diverso e mutevole si possa oggi ascoltare nella scena metal. Una vera matrice progressive che stravolge le regole per creare nuove prospettive di ascolto, ma che si guarda bene dal diventare storpiatura o esagerazione eccessivamente naif.

Solo poche band al mondo possono vantare una qualità artistica tanto elevata, abbinata ad altrettanta personalità e perfezione formale. Bentornati quindi ai Gorguts e speriamo solo che questa volta sia per restare.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2013

Tracklist:

01. Le Toit Du Monde
02. An Ocean Of Wisdom
03. Forgotten Arrows
04. Colored Sands
05. The Battle Of Chamdo
06. Enemies Of Compassion
07. Ember's Voice
08. Absconders
09. Reduced To Silence


Sito Web: https://www.facebook.com/GorgutsOfficial

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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