Colonnelli – Recensione: Come Dio Comanda – Canzoni Di Sangue Ad Alti Ottani

Decisamente più veloce e infuriato rispetto al predecessore “Verrà La Morte e Avrà I Tuoi Occhi”, i Colonnelli tornano due anni più tardi con un disco maestosamente intitolato “Come Dio Comanda – Canzoni di Sangue ad Alti Ottani”.  Il sottotitolo del disco la dice lunga su quanto ci apprestiamo ad ascoltare, ma definire in maniera esaustiva il sound dei Colonnelli è tanto difficile quanto esaltante. Sebbene il genere sia complessivamente indicabile come un moderno groove thrash, al trio grossetano questa definizione sembra calzare piuttosto stretta e, pur senza distaccarsi eccessivamente dal genere o rovinare il risultato finale, riesce abilmente a importare tecniche e sonorità notevolmente differenti e inusuali.

I Colonnelli si lanciano con brani velocissimi, nella migliore tradizione heavy/thrash e con passaggi cadenzati stile Pantera mantenendo sempre un’attitudine fortemente rock, che emerge sia nella struttura dei brani ma soprattutto dal cantato in italiano. Proprio questa particolarità dona alla band un’atmosfera unica e originale. Ecco dunque che le impressioni sono molteplici: classici come Metallica e Motorhead, sfuriate che ricordano i Toxic Holocaust fino ad arrivare a riff più intricati stile Gojira si incontrano con ritornelli melodici che rimandano al punk rock italiano, risultando quasi una versione heavy dei primi Negrita. Piaccia o non piaccia, il paragone estremo vuole solo elogiare l’originalità della band grossetana, che riesce decisamente nell’intento regalandoci un album davvero ammirevole, in grado probabilmente di raggiungere un audience più ampio rispetto a una band di thrash metal classico. A dimostrazione di quanto detto in precedenza, nel disco troviamo anche un’originale rivisitazione in chiave heavy del brano “Festa Mesta” della storica band Marlene Kuntz.

Oltre all’originalità, una menzione particolare va certamente alle abilità di ciascun membro della band, che mostra una tecnica strumentale notevole oltre che un’esecuzione precisa e pulita, ottenuta anche grazie a all’ottima produzione in studio. Il suono complessivo è estremamente cupo, minaccioso e quasi drammatico, grazie soprattutto all’utilizzo di tonalità minori che riescono a intrappolare l’ascoltatore in un’atmosfera tetra che lo tiene con il fiato sospeso per l’intera durata del disco, che partendo da cavalcate rapidissime si sposta verso ritmi progressivamente più lenti che ci trascinano definitivamente nel buio più totale.

Voto recensore
7
Etichetta: (R)esisto

Anno: 2018

Tracklist: 01. Intro 02. Amleto 03. Come Dio Comanda 04. V.M. 18 05. Sangue ad Alti Ottani 06. Demoni e Viscere 07. Il Blues del Macellaio 08. L’impeto del Frastuono 09. Interludio 10. Festa Mesta 11. Lochness

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login