Coheed And Cambria – Recensione: Vaxis – Act I: The Unheavenly Creatures

Con il nuovo disco dei Coheed and Cambria sembra davvero di fluttuare nel vuoto. Sembra davvero di ballare, tra le stelle, in un abbraccio che parte dalla terra e che salta tra un tasto bianco ed uno nero. Dopo lo “stop” alla trame sci-fi di Claudio Sanchez nel precedente “The Color Before Sun”, i nostri riprendono in mano il plot di “The Amory Wars” e ritornano a disegnare trame complesse legate ad un nuovo arco temporale.

“Vaxis – Act I: The Unheavenly Creatures” decolla, ed i nostri partono con una strumentale, un prologo che cresce di intensità fino a scorrere dentro l’epica “The Dark Sentencer”. Groove, melodia e la voce ad incastrarsi in viaggio nelle profondità della trama e dello spazio (immaginato anche dalle immagini usate dai nostri per accompagnare l’audio ufficiale diffuso una manciata di mesi fa).

La title track invece sembra quasi zoppicare, intro dai toni “sci-fi” anni ’80 ed un crescendo che al primo ascolto sembra convincere poco. La canzone però cresco, trascinata dal chorus, di impronta rock e dal discreto carico emozionale. “Toys” invece sembra voler giocare con certi panorami Yes, per poi incanalarsi in trame quasi rock (non so perché ma ha quel certo non-so-che di college rock anni ’90) gradevoli ma nulla più. Neanche una manciata di secondi e la scena cambia. “Black Sunday”, fa crescere la tensione ed aumenta la componente drammatica. Della stessa pasta “Queen Of The Dark”, che scivola e scorre seguendo la voce sottile di Sanchez. Si incastra, si insinua nelle orecchie di ascolta e probabilmente rappresenta l’apice creativo del disco.

Non convince “True Ugly”, ma le valutazioni del disco vengono risollevate da “Love Protocol”: ovvero la canzone dei Coheed And Cambria nei quali i nostri giocano nel voler essere quasi come i Foo Fighters del prog rock. Esperimento (Esperimento? Ne siamo sicuri? Nda.) decisamente gradevole.

Anche “The Pavilion (A Long Way Back)” piace per la vena melodica, per il chorus epico e per quel feeling pop che emerge dalle note dei nostri. Pausa – ma anche filler – con “Night-Time Walkers”, con una canzone che non decolla mai e che lascia parecchio in bocca così come “The Gutter” (scelta come singolo) che non decolla mai, se non in alcuni momenti del chorus.

Si marcia verso la fine e dopo l’interlocutoria “All On Fire”, la tensione cresce con “It Walks Among us” che danza obliqua e non riesce a farsi catturare dalle orecchie di chi ascolta. Una buona canzone. Discreta “Old Flames” e la delicata “Lucky Stars”, unico momento di vero respiro di un disco che cerca di non far allentare mai la tensione di ascolta. Forse sbagliando.

A voler / dover essere puntigliosi, gli 80 (quasi) minuti dell’album son probabilmente eccessivi e molti di questi potevano essere fatti scorrere (alcune trame potevano essere asciugate, se non addirittura tagliate dal disco) nelle prossime avventure legate all’universo di Coheed e Cambria. Capisco le necessità di dover gestire una trama complessa, ma a volte bisogna ricordarsi di un concetto molto semplice: “Less is more”.

Un discreto disco per i fan hardcore dei C&C, sicuramente coraggioso, ma con più qualcosa non del tutto a fuoco.

Voto recensore
6
Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Prologue 02. The Dark Sentencer 03. Unheavenly Creatures 04. Toys 05. Black Sunday 06. Queen Of The Dark 07. True Ugly 08. Love Protocol 09. The Pavilion (A Long Way Back) 10. Night-Time Walkers 11. The Gutter 12. All On Fire 13. It Walks Among Us 14. Old Flames 15. Lucky Stars
Sito Web: https://www.facebook.com/coheedandcambria

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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