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Code Orange – Recensione: Forever

Debutto su Roadrunner Records per i Code Orange, quartetto proveniente da Pittsburgh, Pennsylvania, che consegna alle stampe il proprio terzo CD, intitolato “Forever”: rispetto agli album precedenti (l’ultimo, “I Am King”, del 2014, quando ancora il gruppo aveva il suffisso “Kids” insieme al loro nome attuale) il sound si è fatto ancora più aggressivo e diretto, più coerente e ogni strumento (elettronica compresa) contribuisce al risultato finale in pari misura. La peculiarità principale è che il cantato è suddiviso tra Reba Meyers (anche alle chitarre e all’armamentario elettronico), Eric Balderose (sei corde pure lui), Jami Morgan (dietro le pelli), ovvero ben tre quarti del gruppo, completati dal bassista Joe Goldman, unico membro che non si cimenta dietro al microfono: a completare il tutto troviamo l’iperattivo Kurt Ballou (Converge) e Will Yip (La Dispute, Touchè Amorè) dietro al mixer, a fornire ulteriore corposità a undici tracce con un sound definito e pesante come pochi.

Una voce contraffatta apre un barrage chitarristico a base di feedback e pesantezza che sfocia in un giro scorrevole con voce tirata: il basso gioca con la batteria sulle ritmiche spezzate dell’intermezzo per riprendere in maniera hardcore e con un breakdown, quasi a completare una summa del post-core metropolitano. Che poi, si può chiamare post-core, metalcore (non in senso negativo, ovvio) o hardcore (fortissimi i legami a certi gruppi quali gli Earth Crisis, durante tutto il CD) ma rimane sempre un concentrato di oscurità, rabbia e dito medio alzato, a prescindere dalle etichette, e forse proprio qui sta la forza di questo “Forever”: “Kill The Creator”, con i suoi momenti di sospensione rarefatta e le chitarre che alternano accordi a note alte creano un clima sinistro potenziato dagli effetti e dai cori, un panorama post-nucleare dove le ultime scorie del genere umano agonizzano in “Real”, una malata litania algida in cui la batteria elettronica e la voce disperata caratterizzano le note della partitura che prende velocità e ricopre di fuliggine metallica tutto ciò che c’è intorno, lasciando decantare nel breakdown finale il definitivo fallout. Un giro ribassato, pulito ma torvo, apre il sipario su una ritmica e sul feedback delle chitarre di un giro molto debitore del grunge e in cui Reba Meyers canta in maniera cristallina, accompagnato in sottofondo da altre voci, prima di lasciare il posto all’assolo dell’ospite Arthur Rizk dei Sumerlands: questa è “Bleeding In The Blur”, spiazzante ma col suo perchè, che precede “The Mud”, aperta da pura elettronica, essenziale nel suo andamento sottolineato da un basso distorto e in cui un momento di desolazione non-sonora centrale anticipa un finale hardcore che torna ad appoggiarsi sulle frequenze sintetiche iniziali.

Pesantezza su tutti i fronti in “The New Reality” (caratterizzata da ritmiche plumbee e da synth non invadenti che affiancano le chitarre) così come nella hardcore “Spy”, intransigente e serrata su sè stessa mentre “Ugly” torna a far vedere una venatura grunge, fra vocals sussurrate che si alternano a parti più elettriche e con una buona dose di tiro; il finale è contraddistinto principalmente da due brani come “Hurt Goes On”, dal piglio industrial che ricorda da vicino i Nine Inch Nails, e “Dream2” che chiude in maniera molto più delicata rispetto al resto questa terza prova dei Code Orange, nome necessariamente da appuntarsi per quest’anno.

Intransigenza hardcore del passato catapultata in una realtà sonora che sa prendere spunti dall’odierno: un’ecatombe sonora a basso contenuto di digeribilità per le masse ma che si rivela una gran prova dalle indiscutibili qualità.

code-orange

Voto recensore
8,5
Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Forever 02. Kill The Creator 03. Real 04. Bleeding In The Blur 05. The Mud 06. The New Reality 07. Spy 08. Ugly 09. No One Is Untouchable 10. Hurt Goes On 11. Dream2
Sito Web: https://it-it.facebook.com/codeorangekids

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