Cobra Cult – Recensione: Second Gear

Influenzati per loro stessa ammissione da punk e metal, i Cobra Cult sono una band svedese che aspira a combinare in una miscela originale (“unique sound like nothing else out there“, almeno nelle condivisibili intenzioni) The Misfits, Social Distortion, L7 e The Distillers. Otto tracce per un totale di ventiquattro (scarsi) minuti di esecuzione la dicono più o meno tutta su un disco che fa dell’estrema sintesi uno dei suoi punti di riconoscibilità. Tempi veloci ma senza vera aggressività, approccio vocale punkeggiante ed un riffing relativamente lento condito da assoli discreti (“Run For Your Life”) sono la formula semplice degli esperti svedesi, che su “Second Gear” riversano senza dubbio impegno ed energie. Nascosti tra le trame del loro rock ci sono elementi più o meno canonici come la costruzione del bridge, l’idea avvolgente del ritornello (“The Devil’s End”) e la pausa contemplativa (“Mean Machine”), benchè la durata estremamente contenuta di ogni brano permetta di apprezzare solamente un embrione di quello che “Second Gear” sarebbe potuto diventare una volta ingranata – per davvero – la seconda marcia: è vero che per i Cobra Cult la brevità stessa diventa un marchio di fabbrica, sinonimo di efficacia e rifiuto di ogni forma di ulteriore retorica, ma allo stesso tempo ogni episodio si rivela una suggestione interessante sviluppata a metà.

Nei brani proposti non vi è quell’impeto rabbioso ed in your face che potrebbe giustificare un approccio così asciutto e musicalmente disinteressato: la rabbia – se c’è – non è credibile e la carica riversata sugli strumenti appare come un manierismo necessario ed inglobato malvolentieri, pur di accodarsi alle band di riferimento citate in apertura. Quello che lascia perplessi è che “Second Gear” non è un disco propriamente veloce, o che possa definirsi a tutti gli effetti tirato: ad ogni accelerazione corrisponde spesso un dimezzamento dei tempi (“Hey!?”), segno che la formazione riesce a comunicare utilizzando registri differenti senza eccellere in alcuno di essi. “Dust On My Boots” è la finestra più grande e stilisticamente ariosa su una realtà alternativa, un mondo parallelo al gusto di rimpianto all’interno del quale i Cobra Cult suonano buone cose di quattro minuti sviluppando un discorso, curando l’arrangiamento, lasciando alla canzone stessa la possibilità di respirare l’aria fresca della più adulta e polverosa compiutezza. Altrove l’impressione rimane invece quella di una continua – ed infruttuosa – ricerca di messaggio ed equilibrio tra le parti, di un tarantolato dinamismo che mette l’ascoltatore di fronte ad uno scandinavo insoluto, difficilmente definibile come intrattenimento perché il disco manca di quella incisività marcata, necessaria a giustificarne la sintesi.

Ben venga la concentrazione delle energie quando questa produce effetti terremotanti, dei quali però su questo esordio non c’è l’ombra. Niente riesce infatti ad essere davvero personale ed efficace, e quel sound unico che il gruppo elegge a proprio biglietto da visita è destinato a rimanere un obiettivo nobile al quale avvicinarsi alla prossima occasione. Forse la forza ribelle di “Second Gear” sta proprio nel sapersi fermare prima che al suo stile possa darsi una forma pronta per essere taggata e giudicata: pur proponendo un ascolto per nulla difficile, questo rimane un disco troppo duttile e sfuggente, nel quale solamente la metà delle componenti sembra giunta a maturazione. Il resto è vario, e molto eventuale.

Etichetta: GMR Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Sell Your Soul 02. The Devil’s End 03. Run For Your Life 04. Mean Machine 05. Hey!? 06. Dust On My Boots 07. Beat The Demon 08. Hit The Stage
Sito Web: cobracult.se

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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