Children Of Bodom – Recensione: I Worship Chaos

In sede di intervista Janne Wirman ci aveva detto che questo è il miglior album che i Children Of Bodom abbiano fatto negli ultimi dieci anni; ora che l’abbiamo ascoltato anche noi, dobbiamo ammettere che il tastierista non si sbagliava. Il nuovo “I Worship Chaos” rivela infatti un’ispirazione che non animava la band da tempo, facendo tornare in primo piano il perfetto connubio tra power e metal estremo, melodia e potenza che in passato ha reso celebre il gruppo finlandese.

Per rendersi conto di tutto ciò, basta ascoltarsi la opener “I Hurt”: dopo una tetra intro da film horror, la chitarra di Alexi Laiho e la tastiera di Janne Wirman attaccano subito a dialogare che è una meraviglia, regalandoci un pezzo aggressivo, diretto e che sfocia in un grande refrain da sing-along che ti si pianta in testa fin da subito, già un piccolo classico per la band. L’indemoniata “My Bodom (I Am The Only One)” parte senza alcun preavviso, trovando in un riff tanto ossessivo quanto efficace, in una dinamica accelerazione progressiva e in un nuovo grande ritornello i propri punti di forza. Il già sentito singolo apripista “Morrigan” è un brano più calmo e decisamente melodico, riuscito nel suo assolo di chitarra centrale, mentre nella breve “Horns” a farla da padrone sono il blast beat e il forsennato drumming del batterista Jaska Raatikainen.

La sinfonica e misteriosa “Prayer For The Afflicted” rappresenta un bel momento di stacco, la title track che viene a seguire non lascia scampo nella sua micidiale durezza. Raatikainen si prende di nuova la scena in occasione degli attacchi di “Hold Your Tongue” e “Suicide Bomber”, pezzi più canonici e meno brillanti, ma comunque pregevoli. Sorprendono al contrario la malinconica e rarefatta “All For Nothing”, con Wirman e i suoi solos di tastiera sugli scudi, e la conclusiva “Widdershins”, un nuovo perfetto mix di melodia e aggressività.

Le dieci tracce di “I Worship Chaos” ci riconsegnano una band che in tanti davano ormai per smarrita, ma che invece ci ha dato una bella prova di forza rievocando i fasti del proprio glorioso passato. Alcuni brani del platter hanno addirittura tutte le carte in regola per trasformarsi in classici delle future setlist live del gruppo. I Children Of Bodom hanno insomma smentito i propri detrattori uscendosene con un disco che costituisce il proverbiale colpo da maestro, tanto apprezzabile quanto inaspettato.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. I Hurt
02. My Bodom (I Am The Only One)
03. Morrigan
04. Horns
05. Prayer For The Afflicted
06. I Worship Chaos
07. Hold Your Tongue
08. Suicide Bomber
09. All For Nothing
10. Widdershins


Sito Web: http://www.cobhc.com/site.php

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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