Bedemon – Recensione: Child Of Darkness

La storia dei Bedemon, progetto alternativo del chitarrista Randy Palmer, vive di oscurità e momenti sfuggenti, con un’attività a corrente alternata che si snoda dal 1973 al 2002.

Agli inizi degli anni ’70 Plamer (chitarrista dei Pentagram) costituisce il gruppo, senza velleità artistiche notevoli, insime ai compagni Geof O’Keefe (batteria), Mike Matthews (basso) e Bobby Liebling (voce), per registrare una serie di pezzi da lui composti di classic hard rock doom, in linea con quanto prodotto dai Black Sabbath e con l’aggiunta di una vena di psichedelica.

In questo periodo vengono registrate diverse tapes che contengono i primi pezzi di Palmer; questa fase si concluse con sessions del 1979. A metà anni ’80 (1986) I nostri si riformano e compongono alcuni brnai strumentali; l’ultima ricostituzione dei Bedemon avviene nel 2002 quando i compagni di lunga data registrano altre nuove song per un ipotetico secondo album.

Purtroppo l’anno scorso Randy Palmer muore inseguito alle ferite riportate in un incidente su strada e gli amici ritengono giusto impegnarsi a registrare finalmente in modo professionale il materiale composto per i Bedemon.

Il primo risultato ottenuto in questo senso è il CD ‘Child OF Darkness’ che presenta i pezzi scritti negli anni ’70. Probabilmente seguirà la pubblicazione del resto del materiale della band. Purtroppo la qualità sonora delle song è pessima in quanto la registrazione è avvenuta in base alle registrazioni (uniche disponibili) su nastri ormai molto datati.

Ciò che conta però, in questo caso, è proprio l’atmosfera sulfurea e maligna del rock che emanano queste note e queste linee melodiche che in alcuni casi devono esser quasi intuite.

E’ però certo che pezzi come ‘Into The Grave’ dominata dalla chitarra di Randy, con quel piglio carezzevole e maligno, riesce a colpire dritto al cuore. Allo stesso modo risultano fascinosi anche i pezzi più rock e trascinanti, come la veloce ‘Skinned’, pezzo che supera a fatica i due minuti. Il vero e oscuro “doom cult” si ha però proprio in pezzi come la title-track, che evidenziano le forti dipendenze dal Black Sabbath sound ma sottolineano anche la “tremenda” vena creativa di Palmer.

Da sottolineare poi l’ottima idea di porre nella inlay card lo schizzo dello stesso Palmer dle progetto di copertina ideato per il CD, che è stata poi ottimamente realizzata dall’artista Wes Benscoter

‘Child Of Darkness’ non è un CD per tutti, ma se ci sono coraggiosi che vogliono scoprire una gemma polverosa e ignota del profondo passato legato a continue e “vere” sperimentazioni questa è l’occasione giusta.

Etichetta: Black Widow/Masterpiece

Anno: 2006

Tracklist:

01. Child Of Darkness

02. Enslaver Of Humanity

03. Frozen Fear

04. One-Way Road

05. Serpent Venom

06. Last Call

07. Drive Me To The Grave

08. Into The Grave

09. Skinned

10. Through The Gates Of Hell

11. Touch The Sky

12. Child Of Darkness II

13. Time Bomb

14. Nighttime Killers

15. Axe To Grind


leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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