Chelsea Grin – Recensione: Self Inflicted

Da Salt Lake City tornano con il loro quarto album i Chelsea Grin, realtà deathcore che è riuscita a crearsi un nutrito seguito grazie a una proposta musicale che via via negli anni ha saputo incontrare il gusto di parecchi fan ma, dall’altra parte, un pari numero di detrattori che anche questa volta ripeteranno il loro mantra a sfavore del genere.

Si può dire subito che “Self Inflicted” rispecchia in parte i limiti che il genere si è costruito attorno: certo, non si richiede longevità eterna, non si richiedono doti compositive da genio del pentagramma e nemmeno sorprendenti cambi di melodia che aspettano ad ogni battuta, ma forse sarebbe giusto trovare un equilibrio che riesca a far sfuggire dal senso di stagnazione che si palesa all’ascolto: si può prendere come esempio “Broken Bonds”, che è esemplare, un archetipo della proposta dei Chelsea Grin, ma viene da chiedersi se è tutto qui… La partenza giusta con “Welcome Back” e “Four Horsemen” (quest’ultima capace anche di stuzzicare, con le vocals sussurrate che fanno capolino e la parte melodica al punto giusto nel finale) fa ben sperare, ci sono le accelerazioni e i riff sinistri (“Clickbait”) e non mancano le melodie apocalittiche ben supportate dalla voce di Alex Kohler (“Skin Deep”, fra i pezzi che si ricordano maggiormente grazie ai riff che si spostano sul fronte stereo) ma è tutto un po’ troppo piatto e con quel senso di già sentito troppe volte che incombe e non riece a far andare oltre chi guarda con occhio torvo la proposta deathcore.

La parte più interessante di questo “Self Inflicted” lo si trova nelle tracce finali: lasciando per un attimo da parte l’headbanging e il moshing furioso, “Life Sentence” si rivela il pezzo più death metal del lavoro e di gran lunga la composizione migliore, prima delle spiazzanti “Say Goodbye”, posta in chiusura col suo coro angelico e la voce pulita che ritornano all’interno della canzone, e dell’inizio melodico con tastiere e le trame chitarristiche di “Never, Forever” , che lasciano con un punto interrogativo dipinto in faccia per la sostanziale differenza dal resto del materiale.

I Chelsea Grin rappresentano lo stato attuale del deathcore: in grado di regalare violenza a piene mani ma ridondanza e staticità che di certo non risultano accattivanti; qualche colpo di coda spiazzante, come nella parte finale, riesce a far salire un po’ l’interesse ma è troppo poco, in sostanza, per poter far accaparrare nuovo pubblico che valuta su lunga distanza l’operato della band quanto soddisfare coloro che non siano diehard fans.

Chelsea Grin - Self Inflicted

Voto recensore
6
Etichetta: Rise Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Welcome Back 02. Four Horsemen 03. Love Song 04. Clickbait 05. Skin Deep 06. Scratching And Screaming 07. Strung Out 08. Broken Bonds 09. Life Sentence 10. Never, Forever 11. Say Goodbye
Sito Web: https://www.facebook.com/ChelseaGrinMetal/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login