Celtic Frost – Recensione: To Mega Therion

Il black metal fonda gran parte della proprio fama attuale sugli avvenimenti (e i dischi) degli anni novanta, ma le vere radici sono ancora più profonde, rintracciabili con facilità almeno fino all’inizio degli anni ottanta, periodo in cui band come Bathory ed Hellhammer avevano già trovato il modo di portare in territorio ancora più estremo quanto codificato dai Venom con le loro prime uscite.

To Mega Therion” esce giusto qualche anno dopo, quando il progetto di Tom G. Warrior e Martin E. Ain si è già mutato in Celtic Frost, ed è forse il primo grande album addebitabile alla formazione in questione.

Quello che si può ascoltare in questo disco, e ricordate che siamo solo nel 1985, non è infatti un marasma rabbioso o confuso di riff e urla a casaccio, ma un avvincente racconto che nasce dall’oscurità più antica e si compatta in tracce dalla musicalità per nulla scontata.

Dietro a song dall’incedere epico come “Circle Of The Tyrants” e “The Usurper” si nasconde un disegno razionale, una ritmica incalzante che non permette di rilassarsi, eppure capace di far riflettere.

Con “Eternal Summer” o “Dawn Of Megiddo” e “Necromantical Screams” tutto si fa più nitido e si comprende che siamo a metà tra sogno e dramma, inghiottiti da una malvagità avvolgente: una storia agghiaccainte di acciaio e magia nera che la cover, un’opera inconfondibilmente di H.R. Giger, spiega già nel migliore dei modi.

Un disco come questo possiede una tale forza immaginifica da essere diventato fonte di saccheggio ed ispirazione per i decenni a seguire. Dall’atmosfera opprimente di certi passaggi orchestrali, al sound distorto delle chitarre, al riffing tagliente, fino alla voce stridente di Warrior… in pratica ogni elemento di “To Mega Therion” ha trovato il modo di finire in qualche modo riformulato e riadattato nei dischi dei nuovi maestri degli anni novanta (chiedere a Satyricon e Darkthrone per maggiori dettagli).

É questo il marchio dei dischi seminali. Capolavori non solo per la oggettiva qualità artistica del contenuto, ma anche per ciò che hanno saputo generare nella mente de musicisti venuti in seguito.

Etichetta: Noise Records

Anno: 1985

Tracklist:

01. Innocence And Wrath
02. The Usurper
03. Jewel Throne
04. Dawn Of Meggido
05. Eternal Summer
06. Circle Of The Tyrants
07. (Beyond The) North Winds
08. Fainted Eyes
09. Tears In A Prophet's Dream
10. Necromantical Screams


Sito Web: http://www.celticfrost.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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