Apostasy – Recensione: Cell666

Al debutto per la Balck Mark, gli svedesi Apostasy sono di fatto una delle band più simili ai Dimmu Borgir che mai sia apparsa sulla scena. Soprattutto l’uso delle tastiere e la timbrica della voce in screaming sembrano essere state clonate sfacciatamente dalla band di Shagrath. Nonostante questo punto di partenza poco nobile, ‘Cell666’ non demeriterebbe se valutato nella sua globalità: una buona capacità compositiva, unita ad un ottimo riffing chitarristico (più in linea con l’attitudine thrash di casa in Svezia), produce un’amalgama che non manca di una certa accattivante comunicabilità. Purtroppo una registrazione poco tagliente e fin troppo pulita peggiora ulteriormente la resa finale, impedendo oltretutto alla discreta tecnica strumentale della band di emergere come sarebbe auspicabile. Dispiace, perché gli Apostasy lanciano segnali evidenti di essere un combo con delle possibilità, speriamo solo non si accontentino di imitare al meglio i loro idoli, ma riescano a costruirsi con il tempo una personalità solida.

Voto recensore
5
Etichetta: Black Mark / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist:

01. Crowned In Thorns
02. Ifernal Majesty
03. Cell 666
04. Icon
05. 7th Throne
06. Beneath The Lies Of Prophecy
07. Reign In Chaos
08. Beauty Of Death
09. Metempsychosis


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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