Dredg – Recensione: Catch Without Arms

Avvicinarsi ad un album dei Dredg è un’esperienza che qualunque ascoltatore rock open minded dovrebbe intraprendere prima o poi proprio perché questa band riesce a trasmettere le sensazioni più disparate; difficile donare un profilo definito del gruppo vista l’innata capacità che possiede di plasmare la materia “rock” a proprio piacimento…di prendere Radiohead e Muse, ad esempio, e trasportarli nel deserto rendendo melodie intrinsecamente malinconiche più solari e aperte oppure attualizzare quello che gli At The Drive-In tentarono di farci capire qualche anno addietro. C’è infatti chi ricorda con affetto la loro proposta più “diretta” del debut ‘Leitmotif’ come anche chi ha letteralmente adorato la svolta verso le melodie più ricercate ed ipnotiche di ‘El Cielo’ e giuriamo ci sarà pure chi vedrà in questo nuovo ‘Catch Without Arms’ una sorta di compendio di quanto realizzato fino a qui dagli americani; questo CD era in effetti atteso con trepidazione da buona parte degli aficionados della scena alternative proprio perché attirati da una band che ha saputo reinventarsi nel corso della propria carriera pur rimanendo riconoscibile nella mischia

Le coordinate di ‘Catch Without Arms’ rimangono fondamentalmente quelle di ‘El Cielo’ anche se snellite e rese di maggior presa con la voce espressiva e teatrale di Gavin Hayes (approssimativo incrocio tra Bono Vox e Chino Moreno) assoluta protagonista dell’album insieme alle variegate percussioni di Dino Campanella (che si cimenta anche al piano); pezzi come le opener ‘Ode To The Sun’ (composta inaspettatamente insieme a ‘Spitshine’con l’aiuto dell’ex Queensrÿche Chris DeGarmo ) e ‘Bug Eyes’ lasciano letteralmente a bocca aperta; quest’ultima in particolare è stata scelta proprio come pezzo di lancio perché forte di una melodia che sicuramente vi entrerà in loop nella corteccia cerebrale insediandosi irrimediabilmente. Il rock sporco, più diretto e spigoloso di ‘Leitmotif’ è stato lasciato volutamente e definitivamente da parte…ora ci si adagia sui toni soffusi delle chitarre dello stesso Hayes e di Mark Engles e su linee vocali legate tra loro in un sorta di continuum musicale di 55 min. anche quando(‘The Tanbark Is Hot Lava’) ci si lancia in aggressioni più marcate di scuola Deftones.

Il lato sfuggente e tremendamente attrattivo dei Dredg è inoltre quello di rendere unico anche un qualcosa che ci è già capitato di percepire altrove perché ormai definitivamente interiorizzato e reso personale. Il crossover melodico e dilatato di una ‘Zebraskin’ è chiaramente debitore agli ultimi Incubus, l’utilizzo di un piano elettrico come in ‘Sang Real’ può diventare una delle cose più originali mai sentite e l’ostinata ripetizione di un riff arpeggiato (‘Jamais Vu’) può riuscire ad immobilizzare l’ascoltatore davanti allo stereo.

Non abbiate paura di seguire i Dredg in questo nuovo “verde” viaggio…l’unico male che vi potranno arrecare sarà quello di smuovere violentemente il vostro animo a colpi di emozioni tradotte in musica.

Voto recensore
8
Etichetta: Universal

Anno: 2005

Tracklist:

Perspective I

01. Ode To The Sun
02. Bug Eyes
03. Catch Without Arms
04. Not That Simple
05. Zebraskin
06. The Tanbark Is Hot Lava
07. Sang Real

Perspective II

08. Planting Seeds
09. Spitshine
10. Jamais Vu
11. Hung Over On A Tuesday
12. Matroshka (The Ornament)

13. Uplifting News (bonus track)


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