Carolus Rex

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Carolus Rex

Sabaton

Track Listing

English version:

01. Dominium Maris Baltici
02. The Lion From The North
03. Gott Mit Uns
04. A Lifetime Of War
05. 1648
06. The Carolean's Prayer
07. Carolus Rex
08. Killing Ground
09. Poltava
10. Long Live The King
11. Ruina Imperii

12. Twilight Of The Thunder God (Amon Amarth cover)

13. InThe Army Now (Status Quo cover)
14. Feuer Frei (Rammstein cover)

 

Swedish version:
01. Dominium Maris Baltici
02. Lejonet från Norden
03. Gott Mit Uns
04. En Livstid i Krig
05. 1648
06. Karolinens bön
07. Carolus Rex
08. Ett Slag Färgat Rött
09. Poltava
10. Konungens Likfärd
11. Ruina Imperii

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Il nuovo CD dei Sabaton, intitolato “Carolus Rex”, è un concept che narra della formazione, consolidamento e caduta del cosiddetto “impero svedese” o stormaktstiden (in quanto di fatto la Svezia non fu mai un vero impero); parliamo quindi dell’epoca che va dal 1611 al 1718 e che ha come protagonisti monarchi quali Gustavo Adolfo e Carlo X che resero il proprio regno lo stato più potente e influente in Europa (non solo dal punto di vista militare), ma anche Carlo XII che nel 1709, perdendo la battaglia di Poldava con l’impero russo, segnò l’inizio della decadenza.

I Sabaton, per narrare le gloriose campagne militari e le battaglie più importanti di questo periodo che ovviamente, essendo svedesi, “sentono” in modo speciale, si sono avvalsi dell’aiuto di un vero storico del calibro di Bengt Liljegren.

Dal punto di vista musicale i nostri si sono affidati alla sapienza di un produttore quale Peter Tägtgren (che compare in un pezzo anche come guest alla voce) e difatti “Carolus Rex” ha un sound “enorme”, epico e maestoso come si conviene per un album di questo livello.

I Sabaton non sono mai stati così epici, cadenzati e colmi di enfasi come in questa release (almeno sino ad ora), come ci conferma l’alto numero di brani cadenzati stracolmi di cori epici e ritmiche pesanti e rallentate.

In tal senso cominciamo citando la possente title-track (efficace il lavoro effettuato dalla linea ritmica ed ottimo l’assolo di chitarra), la cadenzata ‘Long Live The King’ (imperdibile il coro in cui le backing vocals son davvero devastanti), ma ancor di più la maestosa ‘The Carolean’s Prayer’, introdotta da un organo maestoso.

La traccia migliore fra gli athem epici è la melodica e straziante ‘A Lifetime Of War’, grandioso affresco che si avvale anche di inserti classici (grandioso il lavoro di Daniel Mÿhr alle tastiere) e di una prestazione alla voce davvero convincente di Joakin Broden, come sempre alle prese con linee vocali profonde, cupe, colme di pathos, che non contemplano mai acuti o svolazzi tipici di tante power band.

Altrettanto convincenti sono le cavalcate power, che ci propongono una band in forma smagliante. Ricordiamo in tal senso il riffing compatto di ‘Killing Ground’, opera della coppia di chitarristi Rikard Sundén e Oskar Montelius, che non fanno mai mancare assoli efficaci; il brano è poi arricchito da uno stacco centrale davvero azzeccato. Di ottimo livello risulta anche la song più fast del lotto, ossia ‘1648’, sostenuta dalla robusta linea ritmica del bassista Pär Sundström e da un coro di backing vocals convincente.

Ricordiamo anche la coppia iniziale di song formata da ‘The Lion From The North’ e ‘Gott Mit Uns’ (brano in cui troviamo anche Peter Tägtgren’s come ospite alla voce), due epic power song di grande impatto che colpiscono fin dal primo ascolto, sia per la melodia immediata ed efficace che per la perizia tecnica dei musicisti.

Sottolineiamo come la linea vocale di quest’album contribuisca notevolmente alla riuscita del miglior lavoro (sino ad ora) del combo svedese, riuscendo a trasmettere, grazie anche alla ritmica roboante, la grandezza dell’impresa della nazione scandinava, dominatrice del XVII secolo in Europa. Aggiungiamo che “Carolus Rex” esce in edizione inglese ed anche svedese e non manca una versione doppia (con due differenti artwork) che comprende entrambe le versioni più tre bonus track; in tal senso ricordiamo la divertente versione della rock ‘In The Army Now’ (originalmente degli Status Quo ) e ‘Feuer Frei’ dei Rammstein, in cui Joakim si è prestato ad una performance in tedesco.

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