Carnifex – Recensione: World War X

I Carnifex sono il perfetto esempio di gruppo discreto dedito alle mazzate più che ad altro. Un po’ è colpa del loro genere di riferimento (“deathcore” che comunque ha una base prettamente death, più brutal che tradizionale), il quale prevede l’inserimento di breakdown lenti in ogni singolo pezzo, anche quello più corto. Dalla loro formazione, comunque, hanno sempre fatto un lavoro onesto: pesantezza a palate, a volte in forma di palm-muting sincopati assieme a doppia cassa che garantiscono un effetto claustrofobico (specialmente nei primi due album), a volte in forma di ritmiche ballabili, ma non per questo leggere, includendo anche blast-beat con riffing thrash, e a partire da “Until I Feel Nothing“, anche black, includendo anche tastiere pseudo-sinfoniche. “Die Without Hope” e “Slow Death”, comunque, includevano materiale migliore, più memorabile e meglio prodotto, un possibile segnale di svolta per il gruppo.

La title track apre le danze con orchestrazione sinfonica in stile Dimmu Borgir, dei groove ignoranti al punto giusto e melodie in efficaci, vari e che miracolosamente fanno pensare ai Vomitory (recentemente riformati), per poi sciorinare palm-muting bestiali nei bridge attorno al secondo minuto che mostrano la potenza della produzione, pulita ma tutt’altro che scontata nella scelta di suoni. “Visions of the End” contiene un andamento tritaossa e perfetti intrecci tra vocalizzi (tutto si può dire di Scott Lewis, ma non che sia un cantante scadente), mentre “This Infernal Darkness” segue a ruota con un ritornello talmente azzeccato da risultare perfetto, per una canzone del genere. In “No Light Shall Save Us” compare come guest Alissa White-Gluz, cantante degli Arch Enemy, dando opera ad un duetto in cui si fa quasi gara a chi registra il growl più furioso sopra progressioni armoniche dal sapore teatrale: la canzone è anche una delle pochissime del gruppo ad avere un assolo di chitarra. Un altro assolo, stavolta decisamente cacofonico, è opera di Angel Vivaldi, chitarrista degli I Am Legion, in “All Roads Lead to Hell“, e un altro ancora è ad opera di Jason Suecof chitarrista dei Charred Walls of the Damned, in “Brushed by the Wings of Demons“. C’è ancora tempo per altre due tracce, tra cui spiccano gli accordi in settima minore di “Hail Hellfire“.

Il deathcore ha una cattiva nomea come un genere basato su groove, breakdown e poca melodia, ma i Carnifex sono attualmente fra i gruppi più tecnici, ispirati e personali della scena. Sono cresciuti moltissimo dal loro debutto “Dead to My Arms”, un percorso evolutivo che culmina con quest’ultimo album in studio, “World War X“, che assieme ai due precedenti si può considerare fra i loro migliori, se non il migliore in assoluto. Certo, c’è qualche momento un po’ smorzato e poco melodico, e un po’ si sente la mancanza dell’ignoranza claustrofobica degli esordi del gruppo, ma ora come ora, questo album spicca decisamente fra il loro catalogo, quindi bando ai rimpianti.

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2019

Tracklist: 01. World War X 02. Visions of the End 03. This Infernal Darkness 04. Eyes of the Executioner 05. No Light Shall Save Us 06. All Roads Lead to Hell 07. Brushed by the Wings of Demons 08. Hail Hellfire 09. By Shadows Thine Held

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