Seditius – Recensione: Carne Da Macello

Seditius, un nome ancora fresco fra le realtà emergenti del panorama musicale heavy italiano, ma che, alla luce del presente album, “Carne da macello”, non potrà che far ben parlare di se, grazie a questo concentrato di rabbia e istinti hardcore che convivono efficacemente con rock, svisate crossover-funk, e stoner.

Un piatto ricco, dunque, che dalla tradizione hardcore (Negazione, Skruigners, Black Flag, Hüsker Dü, Circle Jerks) prende la libertà e l’urgenza espressiva, nonché il graffiante stile vocale di Noodles. Il gruppo brianzolo sviluppa poi da questo scheletro sonoro un discorso personale, che incorpora un certo chitarrismo crossover, alla Tom Morello epoca RATM, giri ritmici dal sapore blues, e anche strutture più leggere, al limite del punk-rock.

Il bello del disco è che tutto ciò avviene in assoluta naturalezza e spontaneità, condizione che rende l’ascolto di brani eterogenei, anche per l’idioma del cantato (7 pezzi in Inglese, 3 in Italiano), non una fatica, ma una piacevole scoperta. Inutile quindi un track by track, visto che ogni brano fa storia a se, e raccontarne tutte le differenze e particolarità sarebbe discorso lungo, nonché sterile.

Meglio allora sperimentare sulla propria pelle la potenza e l’intensità del gruppo, che anche in studio non fa mistero della propria fisicità, il cui habitat naturale è di certo il palco. Ottima prova quindi, anche a livello tecnico, con una produzione efficace (Cellar Door Studio), suoni di chitarra particolarmente curati, e un artwork dal bell’impatto, che, unito anche all’ottimo lavoro di promozione svolto sul web, non fa che aumentare il senso di professionalità del prodotto.

Personalmente i miei brani preferiti sono la tellurica “To the crows”, “Nero”, già edita sull’omonimo digital EP, e la conclusiva “Rome is on fire”, dai rimandi post-core, ma il lavoro si è rivelato un’esperienza d’ascolto interessante e coinvolgente in tutta la sua interezza.

Un album e una band che vanno avanti a forza di passione, sudore, convinzione e sincerità, e una sana attitudine hardcore di fondo che rende il tutto ancora più sfrontato, diretto e originale.

Voto recensore
7
Etichetta: Rancore productions

Anno: 2010

Tracklist:

01. A Turning Point In My Intifada
02. What About A Guillotine?
03. Nero
04. Almost A Bad Reputation
05. To The Crows
06. Inferno III
07. Morte Al Guinzaglio
08. Caino
09. In Silenzio
10. Rome Is On Fire


Sito Web: http://www.seditius.com/

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  1. Rancore Records

    il disco è interamente in streaming su http://www.seditius.com

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Unsane: Carne da macello – Intervista

Tornano gli Unsane, con una raccolta intitolata ‘Lambhouse’ e con un tour europeo pronto a confermare la tesi che il tempo non ha assolutamente cambiato le cose. Una solida amicizia li lega, innanzitutto, e poi un’immensa devozione al nome Unsane, un nome sempre pronto a far emergere il lato peggiore di ognuno, che ha a che fare con la sfera del morboso. Sedersi ad un tavolino e discutere del mondo Unsane con un divertente e divertito Chris Spencer (voce/chitarra), quindi, risulta un momento importante per capire molte cose. Prima di tutto è bene fare luce circa il loro ritorno, dopo anni:"Sono andato in California con mio fratello. Ho iniziato a suonare con i Cutthroaths 9: una band dal sound molto violento. Però, mi mancava il fatto di suonare le canzoni degli Unsane che, dopo tutto, sono la mia prima band. L’appartamento in cui vivevo a New York era nuovamente disponibile, così sono tornato lì. Alcuni nostri amici in Texas ci hanno chiesto se eravamo pronti per suonare ad un concerto di Capodanno, ho chiesto a Vinnie e Dave se avevano voglia di ricominciare a suonare ed è stato tutto molto naturale. Sono i miei migliori amici, loro, da sempre." Rimaniamo pure a parlare del passato, il loro ultimo lavoro in studio (‘Occupational Hazard’) risale al ’98, uscito per Relapse Record, prolifica entità discografica:"In quel periodo la Amphetamine Record stava fallendo e avevamo bisogno di un appoggio. In quel momento, Relapse Record ci ha contattati, poi ho sentito il parere di Steve Von Till dei Neurosis e Steve Austin dei Today is The Day con i quali sono amico da molto tempo e loro mi hanno dato garanzie circa la serietà dell’etichetta. Così, abbiamo firmato. Onestamente, pur non essendo facilmente inseribili nel roster della Relapse, siamo orgogliosi che loro abbiano avuto fiducia in noi." Da sempre l’entità Unsane è accostata ad immaginari truculenti in cui elementi diabolici si confondono con immaginari urbani:"Nella nostra cultura il sangue è considerato tabù, è il simbolo del male, della morte ed è lo specchio dell’umiliazione e della tristezza. E’ anche qualcosa di molto primitivo. Il sesso, per convenzione, ha una connotazione fortemente legata al piacere, mentre il sangue è qualcosa di tangibile, ficcante ed osceno. Per le nostre copertine abbiamo sempre usato sangue vero: il giorno in cui mi sono tagliato una mano, ho realizzato quanto il sangue possa avvelenare il tuo corpo così facilmente. Inoltre, I nostri testi raccontano della mia vita e delle mie esperienze, oppure cose che succedono alle persone che mi stanno vicino. Molti riguardano la vita nella società moderna, in questo periodo in America i media alimentano il terrore, cercano di spaventarti per farti vivere nella paura. Ovviamente, ce n’è anche per il nostro governo, che fa schifo. Anche mio nonno detesta la politica di Bush e la sua strenua difesa degli interessi corporativi petroliferi. Oltre a queste tematiche trattiamo della vita di tutti i giorni, delle relazioni sociali, delle gioie e dei dolori quotidiani." Spostando lo sguardo verso il futuro sembra interessante la notizia riguardante il loro nuovo album:"Quando finiremo il tour, torneremo a casa a scrivere altri nuovi pezzi, per ora ne abbiamo quattro/cinque già pronti e garantisco che sono pesanti, molto pesanti!". Dichiarazione alla quale fare affidamento dato che per immaginare la loro essenza sonora "è sufficiente immaginare un piccolo animaletto che viene ammazzato, torturato, squartato e che implora aiuto per sfuggire alla trappola del vivere quotidiano. Questo, è il suono degli Unsane." Alla base di tutto risiede una cultura musicale tutta basata sul blues e sul rock più underground degli anni ’90:"Le band che mi hanno maggiormente influenzato sono i Flipper, John Lee Hooker, Black Flag, Stooges, Pixies e un sacco di altre cose diverse. I Flipper in particolare, sono cresciuto ascoltando la loro musica, ai tempi ero un invasato e credevo fossero i migliori, erano tutto per me." Invece, per quel che riguarda le opinioni di Spencer sull’attuale scena hardcore/post-hardcore e noise ben rappresentata proprio dai suoi "compagni di etichetta" sembrano esserci alcune riserve senza, però, alcuna vena polemica:"I Burnt By The Sun, per esempio, sono un buon gruppo, ma sinceramente io sono alla ricerca di soluzioni più nuove ed originali. Molta gente ha preso i riff dagli Unsane, come da altri gruppi degli anni ’90: per quanto mi riguarda, il valore che può assumere la folgorazione nel sentire qualcosa di completamente nuovo è un paramentro fondamentale per distinguere un gruppo "buono" da un altro "mediocre". Per questa ragione adoro i Vaz in cui suonano due membri degli Hammerhead ed usano basso e batteria o chitarra e batteria. Li rispetto molto di più di quanto possa rispettare chi attinge dallo stile degli altri." Gli Unsane sono fuori da qualsiasi trend, lontani anni luce dal mondo reale che probabilmente li vorrebbe più precisi e perfetti. Ma la risposta a tutto è, come sempre, una secchiata di fango in faccia.

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