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Carach Angren – Recensione: Dance And Laugh Amongst The Rotten

I Carach Angren sono una garanzia per gli appassionati di black metal sinfonico. Arrivederci e grazie. Già, la recensione del nuovo “Dance And Laugh Amongst The Rotten” (quinto album in studio) potrebbe anche finire qui, perchè sono davvero pochi gli ensemble capaci di riciclarsi in maniera tanto credibile, unendo con classe la potenza del metal estremo a sinfonie eleganti e raffinate.

Le differenze rispetto al precedente “This Is No Fairytale” sono pressochè nulle, eppure l’ascolto di questo platter, pur un pizzico plastificato e caciarone, scorre che è un bellezza, grazie a dei brani pieni di pathos. Insomma, i nostri Carach Angren sono il perfetto esempio di come una band faccia maledettamente bene il proprio lavoro eludendo del tutto l’effetto sorpresa.

Il three-piece olandese propone ancora un black metal sinfonico nella vena dei principali esponenti (Cradle Of Filth, Emperor, Dimmu Borgir, Old Man’s Child, Anorexia Nervosa) basato su di un concept di carattere horror/gotico sempre funzionale nel settore. Questa volta si parla di esorcismi e possessioni diaboliche, testi e canzoni sono legati a doppia mandata e tutto scorre come in un film (o un cartoon per adulti, scegliete voi) dove i diabolici cantastorie tessono melodie solenni e di grande presa che certamente cattureranno l’attenzione. Dei fan e non soltanto, in fondo un disco simile potrebbe essere gradito anche a chi non segue il black metal con particolare fedeltà.

L’ottimo equilibrio tra la fisicità del black e le solenni melodie, renderebbe quasi superfluo portare ad esempio alcune tracce piuttosto che altre, ma in effetti vi sono dei pezzi che presentano un songwriting ancora più intrigante e riuscito, in un contesto sempre oscuro e maligno (ma non troppo). Citiamo dunque “Bloodqueen”, un brano che parte in velocità e in seguito accoglie una melodia cinematografica che vi si stamperà subito in mente, accompagnata dalle profonde tastiere e da parti di voce pulita. Tutto già sentito, è vero, ma quanto mai ben fatto.

“Charles Francis Coghlan” è un mid tempo ricco di elementi che vanno dai ritmi cadenzati e granitici della sezione ritmica ad intrusioni di synth dal mood circense (un rafforzativo per una horror story), mentre sopraggiunge un finale dominato dal violino. “In De Naam Van De Duivel” ricorda addirittura alcune cose degli ultimi Satyricon, fino a quando non si assesta sulle consuete coordinate sinfoniche che la ammorbidiscono, ma il gruppo mostra di sapere anche pestare duro nella successiva “Pitch Black Box”, che mette in maggior risalto il suo lato più ruvido.

Compatta e veloce “Three Times Thunder Strikes” chiude il disco con i suoi ottimi stacchi sinfonici di sicuro impatto emozionale, ancora impreziositi dai duelli tra tastiere e violino ed un refrain epico che non fa prigionieri. I Carach Angren sono stati capaci di trovare ua formula caratteristica e intrigante dalla quale dovranno stare ben lontani i sostenitori del black ortodosso, ma di certo vincente per chi invece lo segue nelle vesti più accessibili.

Voto recensore
7
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2017

Tracklist: 01. Opening 02. Charlie 03. Bloodqueen 04. Charles Francis Coghlan 05. Song For The Dead 06. In De Naam Van De Duivel 07. Pitch Black Box 08. The Possession Process 09. Three Times Thunder Strikes
Sito Web: http://www.carach-angren.nl/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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