Foreigner – Recensione: Can’t Slow Down

Sono passati ormai quindici anni da "Mr. Moonlight", ultima prova in studio di un’icona dell’hard rock/AOR come i Foreigner. Nell’occasione, rientrava nei ranghi Lou Gramm, una delle voci più riconoscibili ed influenti del genere, capace di colorare di sfumature anche il pezzo meno originale. Ma inutile dilungarsi qui sul suo valore e sul valore del suo recente lavoro solista. Perché ora, dietro il microfono, c’è il navigato Kelly Hansen, già con Hurricane e Unruly Child: Mick Jones, in altre parole, non ha puntato su un giovane emergente ma su un uomo d’esperienza. E i risultati, dopo una notevole serie di concerti e questa prova in studio, sono più che soddisfacenti. Non è il caso di gridare al miracolo, ma in alcuni episodi l’alchimia è davvero notevole, se si pensa alla storia con cui Hansen ha dovuto mettersi a confronto nel momento in cui ha fatto il proprio ingresso nella band. Per chi lo conosce, la sua timbrica in fondo non è troppo distante da quella di Gramm: più passionale il suo illustre predecessore, più tecnico Hansen. La line up è completata da Jeff Pilson al basso e Brian Tichey alla batteria: a parte Jones, quindi, grande esperienza e affidabilità ma nessun membro della formazione originale, il che potrebbe indurre qualche dubbio sull’operazione, e in particolare sul suo marchiarla con il nome storico della band.

Eppure stilisticamente, "Can’t Slow Down" è perfettamente riconducibile a quanto fatto dai Foreigner in passato, ed è senz’altro più sincero, meno laccato e meno malinconico del pur sottovalutato "Mr. Moonlight": fa, in definitiva, maggior giustizia a ciò per cui Jones & co. hanno avuto i loro momenti di gloria – e il loro notevole successo commerciale. La title track e "Living On A Dream" sembrano essere uscite dalla produzione degli anni d’oro della band, con Hansen che riesce a replicare in maniera quasi inquietante il Gramm-style. Molto buona la sobria ballad "I Can’t Give Up", cui fa da contraltare la gioiosa "Give Me A Sign", sostenuta da fiati e fatta apposta per metter di buon umore. Ideale sintesi proprio di questi due pezzi, l’emozionante "As Long As I Live", anche se l’apice dell’album va individuato senz’altro nella splendida "In Pieces", in cui Hansen regala brividi da pelle d’oca. La chiusura di "Can’t Slow Down" è affidata significativamente al delizioso gusto retrò di "Fool For You Anyway", ripescata dall’esordio della band e riproposta a suggellare un ritorno che si spera non sia sporadico.

Un album di immensa classe, spesso ispirato, che nonostante qualche passaggio non completamente all’altezza si mantiene su standard decisamente elevati e riporta al centro del rockarama una band che ha scritto pagine fondamentali della sua storia.

Voto recensore
8
Etichetta: Rhino Records

Anno: 2009

Tracklist: 01. Can't Slow Down
02. In Pieces
03. When It Comes To Love
04. Living In A Dream
05. I Can't Give Up
06. Ready
07. Give Me A Sign
08. I'll Be Home Tonight
09. Too Late
10. Lonely
11. As Long As I Live
12. Angel Tonight
13. Fool For You Anyway
Sito Web: http://www.myspace.com/foreignermusic

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