Cannabis Corpse – Recensione: Nug So Vile

La formula dei Cannabis Corpse è ormai ben nota a tutti i fan del death metal: prendere spunto dal più classico sound old school, adattando vecchi titoli di band ben note (si era ovviamente cominciato con i Cannibal Corpse, ma la cosa si è presto allargata) alla loro esibita passione per la marijuana. Anche a questo giro alcune trovate sono esilaranti: “Blasphemy Made Hash”, “The Ultimate Indicantation” e “The Cone Is Red (Long Live The Cone)”, sono solo alcuni dei titoli che meritano una citazione. Come tutti i giochi anche questo rischia però seriamente di aver stancato molti tra gli ascoltatori, visto che ormai siamo al sesto album in studio. Non pochi per un progetto che era nato come un semplice divertissement.

Tolta infatti questa peculiarità la band di Land Phil (Municipal Waste, Iron Reagan) non si impegna poi davvero molto nel cercare di produrre qualcosa di particolarmente diverso dal punto di vista sonoro, proponendo comunque una ben strutturata e godibile miscela di classic death metal. Non ci sono brani troppo intricati o lunghi, ma un po’ di tecnica ce la mettono, e nemmeno troppo brutali, anche se qualche momento davvero veloce e furioso salta fuori… e in fin dei conti, se escludiamo il riffing un tantino ridondante dai vari eroi dell’old school (Cannibal Corpse e Deicide su tutti), strutturalmente le canzoni risentono anche delle radici thrash/core dello stesso Land Phil. Tutto formalmente ben fatto, ma già sentito un numero di volte troppo elevato per far un gran effetto. Umorismo sulla cannabis a parte, “Nug So Vile” rimane una delle tante buone uscite di genere che ogni mese ci vengono presentate dalla scena. Nulla più, nulla meno.

Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2019

Tracklist: 01. Conquerors of Chronageddon 02. Nug So Vile 03. Blunt Force Domain 04. Cylinders of Madness 05. Blasphemy Made Hash 06. Cheeba Jigsore Quandary 07. Edibles Autopsy 08. Dawn of Weed Possession 09. The Cone is Red (Long Live the Cone) 10. The Ultimate Indica-ntation 11. From Enslavement to Hydrobliteration

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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