Oblivion – Recensione: Called To Rise

Musica estrema a tinte progressive alquanto cupe per i californiani Oblivion, i quali mettono il loro primo sigillo nel mondo della discografia con questo Called To Rise. In realtà troviamo tra le file del quintetto americano musicisti di tutto rispetto, nonché con grande preparazione tecnica e studi alle spalle per alcuni di loro, parliamo di: Nick Vasallo, Ben Orum, Ted O’Neill, Luis Martinez e Victor Dods. Guardando le tracce dell’album ci si accorge che siamo di fronte ad un concept album o comunque ad una struttura coerente che passaggio dopo passaggio, cioè canzone dopo canzone, ci dovrebbe portare ad una chiusura, di solito la soluzione della storia o quanto meno la spiegazione sonora di ciò che abbiamo sentito in precedenza. Amore per la matematica, per la scienza e corrispondenze varie diventano lampanti quando nella tracklist ti trovi una canzone intitolata “Binary Souls” o l’oscura e strumentale “Canon In E Minor”. Uno sguardo lezioso sicuramente è rivolto a chi ha qualche nozione di armonia e composizione anche se poi di riferimenti a strutture compositive o compagini strumentali che evocano un qualcosa di classico ne rimane ben poco, forse solo lo scheletro, dovremo infatti aspettare le versioni che si trovano dalla dodicesima traccia in poi per averne un assaggio. Un cd in chiave apocalittica e ansiogena fin dall’inizio con l’inquietante intro strumentale e parlato “Oblivion Part 1: The Chant Of The Tyrant”: questo ci fa capire subito dove andremo a parare. In poche e semplici parole: abbiamo una forte chance di crepare, tutti. Visioni di una nostra fine a parte, il disco è composto in modo da provocare angoscia, ce l’hanno messa tutta per farci vivere i loro funesti presagi. Si passa a  “Black Veils Of Justice”(che risentiremo in versione strumentale successivamente) e l’indice che misura il tasso tecnico si impenna subito: la batteria sembra una drum machine nei momenti più veloci, soprattutto nei blast, molti sono i passaggi complicati nonché i riff plastici che vengono ben incastrati; tuttavia, i ragazzi americani non disdegnano l’inserimento, in alcuni momenti, di riff più basici, ma si tratta di inezie per calmare l’udito in attesa della ripartenza successiva. “Between The Suns Of The Light” si fa interessante del secondo minuto in poi grazie all’inserimento di un passaggio epico ed evocativo, arrivati qui abbiamo già capito le influenze che vanno a farcire il loro technical death metal: black metal, death classico e quel tocco di hc che fa capolino ogni tanto. “Binary Souls”, “Reclamation” col breve ma epico assolo, “Annunaki” e “Reigns In Fire”, dove troviamo un’altro bel assolo, sono una vera mazzata sui denti. La marziale “Cancer Of Wraiths” risulta abbastanza anonima confrontata con le precedenti tracce e ci fa scivolare velocemente verso “Multiverse” che ci verrà poi servita in due rivisitazioni diverse: una con la presenza di soli cordofoni e senza voce, l’altra fornita di batteria e voce. L’introduzione è eseguita da un malinconico piano al quale si aggiunge una chitarra arpeggiata fino a quando, circa cinquanta secondi dopo, parte la batteria con un blast, a dire il vero non troppo sostenuto, e un soffocante riff di chitarra, i quali insieme alla voce in screaming non fanno altro che confermarci quanto peso abbia il metallo nero per loro. Qui le parti lasciate al death e alla voce in growl si riducono. La chiusura è affidata a “Oblivion Part 2: Infinite Descent”: l’oracolo non parla, gli Oblivion ci lasciano con un una voce maschile e una femminile che cantano un testo in una lingua di difficile comprensione, come in apertura non lesinano nel regalarci un po’ di afflizione. Da qui in poi, le restanti tracce sono al limite delle manifestazioni onanistiche di una mente votata al metal estremo ma con il cuore rivolto alla musica classica: forse è qui dove il gruppo dà il meglio di sé, dove siamo in grado di sentire quello che poche altre band technical death sono in grado di proporci. “Shred II: Long Deaf Hate” sembra un pezzo degno di stare nella colonna sonora di un vecchio film di azione o di un thriller. Le canzoni precedenti sono composizioni che un’altra ottima band, preparata strumentalmente e teoricamente, può farci sentire, quello che viene dopo invece su un disco estremo non lo si sente molto spesso, soprattutto se pensiamo al brutal death anche quello più tecnico. Tuttavia, seppure in alcuni punti cadono in clichè del genere, se alcune tracce come la seconda e la settima terminano in modo un po’ netto (una motivazione armonica spartito alla mano ci sarà ma l’effetto non è dei migliori) vanno premiati proprio per questo: una canzone trascritta o una composizione inedita composta per un’orchestra d’archi non si ascolta tutti i giorni.

Voto recensore
8
Etichetta: Unique Leader

Anno: 2013

Tracklist:

01.Oblivion Part 1: The Chant Of Tyrants
02.Black Veils Of Justice
03.Between Suns Of Light
04.Binary Souls
05.Reclamation
06.Canon In E Minor
07.Annunaki
08.Reigns In Fire
09.Cancer Of Wraiths
10.Multiverse
11.Oblivion Part 2: Infinite Descent
12.Black Veils Of Justice (Instrumental Version)
13.Shred I: Multiverse (String Orchestra)
14.Shred II: Long Deaf Hate (String Orchestra)
15.Multiverse (String Orchestra)


Sito Web: https://www.facebook.com/OBLlVlON?fref=ts

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