Caligula’s Horse – Recensione: Bloom

Quello che scopriamo essere già il terzo album dei Caligula’s Horse (purtroppo non abbiamo mai avuto modo di sentire “The Tide, The Thief & River’s End” e “Moments From Ephemeral City”) inizia con una declamazione del fondatore Jim Grey (gran cantante) su toni soffusi fino all’improvvisa esplosione in un alternative che sembra unire The Butterfly Effect e Opeth e che funge da attacco alla ritmata “Marigold” dal riff ricercato e una ritmica piuttosto robusta.

Interessante l’alternanza tra momenti acustico/riflessivi che accennano alla tradizione progressive e chitarre fermamente heavy come in “Dragonfly” dai curiosi tratti vocali alla Jeff Buckley; il risultato è un pezzo non lontano dai compagni d’etichetta Haken.

“Turntail” presenta ancora chitarra e batteria spiccatamente metal con una bella parte vocale sincopata a confermare la volontà di mescolare prog e alternative come nella grande tradizione underground australiana dell’ultima decade e che ha portato la band di Brisbane ad aprire i concerti di alcuni rinomati artisti come Mastodon, Protest The Hero e, prossimamente, Shining.

L’accordo con la più capillare Inside Out potrebbe giovare al successo di “Bloom” che già dai primi ascolti si rivela come album profondo, potente ma riflessivo e pieno di sorprese inaspettate che me lo fa promuovere con convinzione; uno di quei dischi che richiedono l’allerta di tutti i sensi (non solo l’udito), non la mera compilation di riff inanellati uno dopo l’altro ma la ricerca dell’atmosfera consona a convogliare emozioni forti per uno dei top album del 2015.

Voto recensore
8
Etichetta: Inside Out

Anno: 2015

Tracklist:

01. Bloom
02. Marigold
03. Firelight
04. Dragonfly
05. Rust
06. Turntail
07. Daughter Of The Mountain
08. Undergrowth


Sito Web: http://caligulashorse.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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