Caligula’s Horse – Recensione: Rise Radiant

Avevamo incrociato per l’ultima volta il percorso di questi aitanti giovanotti di Brisbane in occasione della tappa milanese del loro ultimo tour di supporto al precedente “In Contact”, percependo che per i Caligula’s Horse era ormai giunto il momento della notorietà a livello mondiale.

Tra le voci consolidate del progressive metal contemporaneo, gli australiani ritornano con “Rise Radiant” album che sancisce una raggiunta maturità artistica dopo una carriera sempre in progressione (artisticamente parlando); già il singolo “The Tempest” lanciato qualche settimana fa si era dimostrato un signor antipasto, tra break di chitarra, tastiere sinuose e mai invadenti, sezione ritmica possente (segnaliamo il debutto del bassista Dale Prinsse) e il talento di Jim Grey dietro al microfono, sicuramente uno dei migliori interpreti del genere coi suoi caratteristici passaggi tra voce piena e falsetto che non perdono d’effetto nemmeno sul palco.

Sam Vallen rimane la mente musicale della band che ha creato e diversifica maggiormente rispetto al passato il suo modo di suonare: esempio calzante è “Slow Violence” il cui andamento è davvero interessante tra stop and go, variazioni ritmiche e un refrain invece al limite dell’AOR. “Rise Radiant” sembra amplificare tutte le caratteristiche tipiche del Caligula’s Horse sound spingendolo ai limiti: estremamente heavy nella scelta dei suoni, quasi poetico nei passaggi più soft, più intricato nelle strutture.

“Salt” ha dei punti di contatto con i compagni di etichetta Haken (che aspettiamo al varco col nuovo “Virus” in uscita a giugno) ma i nostri non si lasciano andare a scopiazzature mantenendo bene a fuoco la linea da seguire. “Valkyrie” è decisamente prog nella concezione delle linee vocali e della struttura della strofa; con l’aggiunta del lato metal abbiamo un esempio di come si possa creare ancora qualcosa di estremamente originale senza per forza copiare i nomi più strombazzati del genere o essere sperimentali all’estremo col rischio di perdere per strada la musicalità.

I nostri però sono anche maestri nel rendere una canzone semplice come “Autumn” emozionante per il semplice fatto che non riesci ad aspettarti come la possano sviluppare pur nella sua linearità; ad essa è collegata anche la finale “The Ascent” che ne riprende alcune melodie su basi ritmiche differenti (il batterista Josh Griffin qui sale alla ribalta) e va a chiudere un album davvero esemplare e che nella versione limitata contiene altri due pezzi tra cui una cover di “Don’t Give Up”, collaborazione di successo tra Peter Gabriel e Kate Bush.

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2020

Tracklist: 01. The Tempest 02. Slow Violence 03. Salt 04. Resonate 05. Oceanrise 06. Valkyrie 07. Autumn 08. The Ascent
Sito Web: https://caligulashorse.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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