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Caligula’s Horse – Recensione: In Contact

A partire dal precedente album “Bloom” e accantonata definitivamente l’avventura degli Arcane, band di fatto parallela (ma cronologicamente nata prima), i Caligula’s Horse lanciano sul mercato il loro quarto album, “In Contact” e, senza troppi giri di parole, il risultato è davvero ottimo. In realtà i nostri sono pesantemente presenti sul mercato in questo momento grazie alle ristampe dei loro primi due album “Moments From Ephemeral City” e “The Tide, the Thief & River’s End” opera della sempre attiva Inside Out.

Le fluide chitarre di Adrian Goleby e Sam Vallen (quest’ultimo autore di tutte le parti soliste e fondatore della band insieme al cantante Jim Grey) aprono le danze con “Dream The Dead” pezzo cangiante che comunica subito il tono del lavoro: approccio moderno al prog metal imbastardito da un’ampia componente alternative… tutte caratteristiche da sempre nel DNA degli australiani ma sempre più a fuoco.

Nonostante la copertina possa far pensare ad una svolta neoprog i Caligula’s Horse al contrario attualizzano ancor più il loro sound con passaggi non lontani da band come TesseracT e Leprous; “Will’s Song (Let The Colours Run)” è il singolo lanciato prima della pubblicazione dell’album e dove sono presenti numerosi gli echi dei primi Pain Of Salvation (per l’imprevedibilità della composizione) tra gang vocals, cambi di tempo e assolo ipertecnico.

Non da meno anche la seconda canzone lanciata in rete, “Songs For No One”, fissa il tenore del lavoro su standard decisamente alti; “In Contact” è inoltre un ricercato concept sulla natura dell’arte e della creatività dell’uomo che aiuta a connetterci gli uni e gli altri con più forza spirituale rispetto ai demonizzati social network.

Un po’ meno memorizzabili le canzoni della seconda parte del lavoro, fatta eccezione per la conclusiva “Graves”, 15 minuti ammalianti nel loro incedere irregolare con linee melodiche non immediate ma coraggiose; alcune composizioni di livello un po’ inferiore comunque non rovinano l’amalgama di un lavoro davvero ben confezionato che ci presenta un prog metal non ruffiano e derivativo ma reso più grezzo e appetibile da cenni di puro rock.

Dopo una serie di ruoli di supporto a band rinomate come Opeth, Mastodon, The Ocean, The Dillinger Escape Plan e Shining ci piacerebbe valutare i Caligula’s Horse nelle vesti di headliner visto che dall’Australia la band di Brisbane è considerata tra gli act più incendiari mai visti su un palco; speriamo di avere questa opportunità.

Voto recensore
8
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2017

Tracklist: 01. Dream The Dead 02. Will's Song (Let The Colours Run) 03. The Hands Are The Hardest 04. Love Conquers All 05. Songs For No One 06. Capulet 07. Fill My Heart 08. Inertia And The Weapon Of The Wall 09. The Cannon's Mouth 10. Graves
Sito Web: https://www.facebook.com/caligulashorseband/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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