Fu Manchu – Recensione: California Crossing

Giunti all’ottavo album i Fu Manchu sembrano essere arrivati ad un punto in cui l’energia di un tempo sia scemata per sempre. ‘California Crossing’ è un disco perso nel rincorrere la furia impolverata e incredibilmente loud di ‘In Search Of’ e ‘The Action Is Go’: dato per acquisito che la sporcizia sonica dei primi due album fosse dietro alle spalle, era quantomeno lecito sperare che dopo un disco anonimo e poco interessante come ‘King Of The Road’ Scott Hill e compagni (tra cui Brant Bjork, già comunque uscito dalla band dopo il rientro) riuscissero a risollevarsi e a tirare di nuovo fuori il groove, ovvero ciò che era mancato di recente. Il trionfo di fuzz, il drumming ruspante e il tono acido della voce sono sempre gli stessi, ma non c’è nulla che morda veramente, non c’è una ‘Evil Eye’ qualsiasi che si sobbarchi del peso di questi quaranta minuti. Il singolo ‘Squash That Fly’ è il solito giochetto giocato sulla solita modulazione e sulle stesse ripartenza: gli stessi riff di sempre, un ritornello anonimo e semi-nascosto nella struttura del pezzo, una noia mortale. ‘Hang On’ ci prova con un registro più tribale ma scade anch’essa in un generico suono rock/stoner di cui davvero non sappiamo più cosa fare. Bruttissimo vedere dei vecchi animali da party trasformati nella parodia di se stessi e a distanza abissale dagli ex-compagni Nebula: al genere non si chiede originalità e coraggio, ma intensità, ardore e un pizzico di disponibilità ad osare sono elementi essenziali per chi vuol essere un leader. In chiusura l’unico elemento davvero interessante di ‘California Crossing’, ovvero la destrutturata e a tratti sorprendente ‘The Wasteoid’, che avvicina il gruppo alla dispersione chitarristica di un grande gruppo come i We. Purtroppo è davvero lontano dall’essere abbastanza.

Voto recensore
5
Etichetta: Mammoth

Anno: 2002

Tracklist: Separate Kingdom / Hang On / Mongoose / Thinkin’ Out Loud / California Crossing / Wiz Kid / Squash That Fly / Ampn’ / Bultaco / Downtown In Dogtown / The Wasteoid

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Marco

    Per niente d’accordo. Certamente il tocco “pop”, fresco e melodico che distingue questo album dal resto della solita loro produzione, fa storcere il naso ai puristi dello stoner sporco e puro. Sticazzi però, proprio per questo è un capolavoro, groove non manca, fuzz e chitarroni ci sono comunque, forse ti manca un po’ l’adorabile marciume di questo genere. Ma per una volta ne possiamo fare a meno: questo disco suona molto rock, e hardrock. Prendiamocelo così com’è, un album da parte di una band che da sempre sforna dischi fatti con lo stampino, e questa volta riesce a essere sempre inconfondibilmente sè stessa pur con una licenza poetica. Un album indiscutibilmente più leggero degli altri, ma che non stanca mai

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