Caliban – Recensione: Gravity

Una storia lunga, quella dei tedeschi Caliban, che arrivano a questa decima prova su lunga distanza con “Gravity”, su Century Media Records, dodici brani il cui minutaggio totale è di quarantacinque minuti e quarantacinque esatti.

Si può subito dire che l’equilibrio sonoro del gruppo si è spostato verso la parte più oscura e pesante del metacore, pur mantenendo le aperture melodiche tipiche nei ritornelli come da tradizione: Andreas Dörner (voce), Denis Schmidt (chitarra e voce), Marc Görtz (chitarra), Marco Schaller (basso) e Patrick Grün (batteria) ammantano la propria produzione di un velo di oscura pesantezza e fin dall’opener “Paralyzed” si sente il passo diversa che caratterizza quasi tutto “Gravity”, in questo brano facendo addirittura salire strutture deathcore.

Proseguendo con il brano cantato in lingua madre Mein Schwarzes Herz” si arriva a “Who I Am”, dall’inizio robusto che si stempera nella melodia e nel riff di chitarra che accompagna il ritornello; pesantissima l’accoppiata “Let For Dead” e “Cristal Skies”, con particolare menzione per il secondo pezzo, con qualche sfumatura djent, un chorus particolare e un breakdown notevole, il tutto con l’ospite Jamie Graham degli Heart Of A Coward. I testi meritano sempre di essere letti, fra una riflessione sui profughi di tutto il mondo (“Walk Alone”, con il suo assolo semplice ma ottimo) e diritti degli animali, qui espressi in “The Ocean’s Heart” insieme ad Alissa White-Gluz che sfoggia la timbrica pulita (rarità) al servizio dei Caliban, storie di amicizie che non ci sono più e vita vissuta veramente.

Piccolo cedimento per l’accoppiata di brani “brOKen” e “For We Are Forever”, invero un po’ scialbi (molto ruffiano il primo) ma grande recupero grazie a “Inferno”, con gli ospiti Marcel Gadacz (anche autore della copertina del lavoro) e Zachary Britt dei Dream On Dreamer, canzone rappresentativa dell’album e che ricorda che ognuno di noi ha una parte di oscurità dentro ma non è una cosa negativa, è solo la realtà. Nella canzone appena citata e nella successiva “No Dream Without A Sacrifice” compaiono chitarre pulite ed acustiche, senza essere fuori posto ma regalando momenti più rilassati prima della catarsi finale ad opera di “Hurricane”.

In barba ai detrattori e a chi spara a zero sul genere (e sul gruppo), questa prova dei Caliban si può annoverare di sicuro fra le uscite migliori del metalcore da un po’ di tempo a questa parte, senza coprire di orpelli o stratagemmi per cercare più visibilità una struttura musicale forte e potente. Consigliatissimo.

Caliban - Gravity

Voto recensore
7,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2016

Tracklist: 1. Paralyzed 2. Mein Schwarzes Herz 3. Who I Am 4. Left For Dead 5. Crystal Skies 6. Walk Alone 7. The Ocean’s Heart 8. brOKen 9. For We Are Forever 10. Inferno 11. No Dream Without A Sacrifice 12. Hurricane
Sito Web: http://www.calibanmetal.com

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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