Caliban – Recensione: Elements

A poco più di due anni di distanza dal valido “Gravity”, i Caliban proseguono la loro strada con il nuovo “Elements”. Ancora una volta metalcore, ancora una volta a “portare la bandiera” di un genere che i nostri hanno contribuito a costruire sul suolo europeo.

Parte subito forte la band tedesca: “This Is The War” è una canzone aggressiva e perfetta per aprire le danze ed un disco dai buoni contenuti. Notevole la costruzione del pezzo, che arriva fino ad un ritornello sufficientemente melodico da rimanere appiccicato in testa.

Dal groove “rotondo” “Intoxicated”, che poi apre alla melodia con un chorus melodico ed efficace. Davvero convincente Andreas Dörner dietro al microfono. Una buona prestazione che conferma quanto di buono fatto dalla band con “Gravity”, ultimo disco da studio. La tensione cresce ancora conIch Blute für Dich” dallo sfacciato appeal commerciale (scelta infatti come singolo e video), ma non per questo meno convincente e determinata. La scelta poi della lingua d’origine dei nostri (originari del NordReno – Vestfalia, per la precisione di Hattingen) è azzeccatissima vista l’estrema dinamicità ed energia del brano. Interessante poi il doppio featuring: presenti nel pezzo Matthi dei Nasty e Sebastian “Sushi” Biesler degli Eskimo Callboy.

Ancora buona qualità con “Before Later Becomes Never”, che gioca tra buio e luce per una canzone che preferisce i tempi medi rispetto all’aggressione delle prime canzoni. Video anche per lei ed anche in questo caso un featuring piuttosto interessante: ospite dalla canzone infatti CJ McMahon dei Thy Art Is Murder. Pregevole il lavoro delle chitarre, che tessono trame decise e ficcanti. Nera come la pece “Set Me Free”, che alza il livello di adrenalina del disco. Dopo “My Madness” ecco arrivare “I Am Fear”: anche questa oscura ed aggressiva.

Spiazza – ma non troppo – “Carry On”, che sembra flirtare con i suoni americani (Linkin Park e Breaking Benjamin i primi sospetti), ma che cammina con le proprie gambe grazie al crescendo di emozioni ed intensità che regala.

Difetti? Verso la fine del disco (praticamente dopo “Carry On”) la qualità delle composizioni ha una leggera flessione. Nello specifico le canzoni che vanno a chiudere l’album (da “Masquerade” a “Sleepers Awake” passando per “Incomplete” e “The Great Unknown”) non colpiscono come quelle precedenti. Non brutte, sia ben chiaro, ma forse leggermente più prevedibili considerando la storia dei nostri e quanto scritto per l’album in questione.

Un disco valido, peccato per quelle ultime canzoni “un po’ così”, ma nel complesso non ci possiamo lamentare. Con “Elements” troviamo i Caliban in forma, precisi e con una manciata di canzoni superiori alla media del periodo. Uno standard che per molti è decisamente impossibile da raggiungere. Una gradita conferma.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media

Anno: 2018

Tracklist: 01. This Is War 02. Intoxicated 03. Ich Blute Für Dich 04. Before Later Becomes Never 05. Set Me Free 06. My Madness 07. I Am Fear 08. Delusion 09. Carry On 10. Masquerade 11. Incomplete 12. The Great Unknown 13. Sleepers Awake
Sito Web: http://www.calibanmetal.com

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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