Bush – Recensione: Sixteen Stone

Ci troviamo nel 1994, anno caratterizzato da uscite piuttosto importanti nell’ambito del movimento grunge, corrente che continua la sua costante ascesa e che ancora non sembra aver esaurito la sua fiamma creativa, parliamo di lavori seminali come “Jar Of Flies” degli Alice In Chains, “Superunknown” dei Soundgarden, “Vitalogy” dei Pearl Jam e “Unplugged In New York” dei Nirvana, per citare i titoli più famosi.

Nello stesso anno esce “Sixteen Stone” debutto discografico della giovane formazione londinese dei Bush. Album che praticamente viene ignorato bellamente in patria e nel vecchio continente, ma che invece ottiene subito un grande responso in America. La band viene criticata dalla stampa specializzata per il pesante tributo pagato ai Nirvana a causa delle similitudini dell’utilizzo della chitarra distorta o per le accelerazioni e stop and go continui nei pezzi. Per quanto innegabili parecchi riferimenti al gruppo di Cobain e soci i Bush però hanno incamerato nel loro sound anche un gusto particolarmente melodico di chiara scuola Brit-Pop, ricordiamo che in questo periodo la faida tra i sostenitori di Oasis vs Blur è ai massimi storici.

In brani come l’iniziale “Everything Zen”, il primo singolo uscito e “Swim” i rimandi ai Nirvana sono molto marcati, ma siamo ben lontani dal plagio, sia chiaro, la band mette molto anche del suo e il meglio lo da su composizioni come la stupenda  “Comedown”, struggente e melodica al punto giusto e l’intensa ballad “Glycerine”, entrambi i pezzi comunque hanno raggiunto il primo posto nella classifica di Billboard e sono diventati dei must per i fan. Altro brano di assoluto valore è l’incalzante e ritmata “Little Things” caratterizzata da continui cambi di tempo e frenate in cui la voce roca e ossessiva di Rossdale da anima al pezzo e non da meno “Machinehead” frizzante e dinamica al punto giusto, song che ti entra dentro e non ti abbandona più.

Amati o odiati i Bush sono comunque riusciti a portare avanti la loro proposta anche nel corso degli anni quando il clamore del grunge si è sopito, rimanendo sempre coerenti con se stessi e creandosi un’identità ben definita e questo “Sixteen Stone” rimane un caposaldo dell’alternative rock che non deve essere assolutamente ignorato, ma aggiunto vicino ai grandi nomi che contano e che hanno segnato un’epoca.

Etichetta: Interscope Records

Anno: 1994

Tracklist:

01. Everything Zen
02. Swim
03. Bomb
04. Little Things
05. Comedown
06. Body
07. Machinehead
08. Testosterone
09. Monkey
10. Glycerine
11. Alien
12. X-Girlfriend


Sito Web: http://bushofficial.com/

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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