Burning in the Shade (Reissue)

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Burning in the Shade (Reissue)

Tygers Of Pan Tang

Track Listing

01. The First (The Only One)

02. Hit It

03. Dream Ticket

04. Sweet Lies

05. Maria

06. Hideaway

07. Open to Seduction

08. The Circle of the Dance

09. Are You There?

10. The Memory Fades

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Nei primi anni ottanta i Tygers of Pan Tang ricoprirono un ruolo di fondamentale importanza nella ‘New Wave of British Heavy Metal‘ infuocando le magiche notti dei metalheads di tutto il mondo con i meravigliosi “Wild Cat”, “Spellbound” e “Crazy Nights” però all’indomani della pubblicazione di “The Cage” (nel 1982) le tigri scavalcarono il muro della purezza metallica con un salto stilistico che li avvicinò a sonorità più edulcorate e meno poderose in cui vennero infatti levigate quelle asperità heavy del proprio sound a favore di insistiti richiami radiofonici. All’indomani della pubblicazione di “The Wreck Age” (nel 1985), la band si allontanò in maniera sempre più netta dalla ruvida durezza primordiale ed anche dal lato ‘visivo’ ci fu un simbolico cambiamento: la belva feroce, selvaggia e combattiva posta in bella mostra nelle copertine dei primi tre lavori (ed in seguito ingabbiata nel già citato “The Cage”) lasciò il posto ad una foto (piuttosto anonima) della line up dell’epoca. “Burning in the Shade” sancì il ritorno sul campo di battaglia per il combo britannico con una formazione rimaneggiata (Jon Deverill dietro al microfono e Brian Dick alla batteria rimangono saldamente in carica) e confermò l’intenzione di voler proporre un sound più accessibile e pulito, abbellito con tappeti di tastiere e da chorus di facile presa (stavolta sulla cover dell’album è raffigurata la testa di un uomo urlante con il suo corpo intrappolato nel sottosuolo). Ovviamente i fans della prima ora non gradirono tali scelte formali cosicché in molti, tra i ‘duri e puri’, voltarono le spalle al gruppo musicale (che si sciolse definitivamente di lì a poco prima di essere ancora riesumato nel 2001). Ascoltando il platter in maniera obiettiva a distanza di venticinque anni si può sentenziare senza timore di essere smentiti che (quando uscì) la critica ed i fans lo giudicarono in maniera sin troppo avventata e severa. Inutile negarlo: sin dall’opener “The First (The Only One)” alla conclusiva “The Memory Fades” si è investiti da un turbine ‘class & melody’ che attrae ed incanta. “Dream Ticket”,” Sweet Lies” e “Hideway” sono tre spettacolari hit ibernate nel tempo e nello spazio mentre “The Memory Fades” conferma che tra i solchi di questa fatica discografica è immortalata musica innegabilmente affascinante seppur non si possa classificare “Burning in the Shade” come ‘miglior lavoro della band’.

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4 Commenti

  1. Cito te Daniele: i meravigliosi “Wild Cat”, “Spellbound” e “Crazy Nights” però all’indomani della pubblicazione di “The Cage” (nel 1982) le tigri scavalcarono il muro della purezza metallica con un salto stilistico che li avvicinò a……..????? Domanda – non ho capito se The Cage è un o non capolavoro, scusa la mia ignoranza che voto daresti a The Cage. Ciao Daniele :D :D

  2. anche tu su Marte, vero daniele…….

  3. Secondo il mio parere, “The Cage” è un buon album seppur stilisticamente diverso rispetto ai precedenti lavori della band. “Wild Cat”, “Spellbound” e “Crazy Nights”, invece, sono stati albums SEMINALI per la NWOBHM.

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