Burn The Priest – Recensione: Legion XX

Raccontare in poche righe la storia dei Lamb Of God sarebbe opera di presunzione. Una band dalle molte vite, dalle molte anime e dalla storia complessa. Una narrazione da fissare agli albori degli anni 90, quando Mark, John e Chris unirono le forze per cercare di plasmare un suono capace di includere la varia umanità musicale dell’America post Reagan.

Nacquero i Burn The Priest, la radice profonda di quelli che noi oggi conosciamo come “Lamb Of God”. E proprio per celerare questa radice, i primi 20 anni dal debutto dei nostri (debutto a nome Burn The Priest, ed omonimo) ecco arrivare “Legion XX” raccolta di 10 canzoni punk-hardcore metallizzate a dovere dai 5 americani.

Si parte a 1000 all’ora con la carica griffata The Accüsed,  per  una cover brutale di “Inherit The Earth”. Spiazza – ma non troppo – la scelta di tributare un omaggio ai Melvins di King Buzzo riuscendoci a dovere. Forse un pochino più aggressiva del previsto la loro versione di “Honey Bucket”, ma provate voi a tenere a bada Chris Adler e la sua furia dietro le pelli.

Spazio anche al doveroso tributo ai S.o.D. di Billy Milano e Scott Ian. Prescelta per raccontare gli ispiratori di un certo modo di suonare thrash miscelato con una certa “etica punk”. Scelta dal debutto del 1985 “Kill Yourself”. Un tributo fedele all’originale, ma con suoni più decisi e con un Randy Blythe maestro di cattiveria impareggiabile.

Altra istituzione del punk made in U.S.A. i Bad Brains, qui riletti con il piglio dei guerrieri per “I Against I”. E poi il classicone dei Ministry “Jesus Built My Hotrod”. Dura, spigolosa, ironica. Al Jourgensen ne sarebbe fiero. Allucinata come i “bei tempi” di “Psalm 69”. Piace anche la versione brutalizzata di “One Voice” degli Agnostic Front. La title track del quarto album della band americana, è stata qui resa in maniera fedele, rendendo però più estrema la carica “dialettica”: potente e profondo il growl di Blythe a rendere moderna la carica verbale di Roger Miret.

Si arriva verso le battute finali, e spazio al tributo ai padrini del post-hardcore Quicksand qui celebrati con “Dine Alone”. Una versione fedele e debitrice di una band che “vide il futuro” anni prima del previsto. Recuperateli. Saluti finali con i Cro-Mags di “We Gotta Know”.

Piacevole, divertente, dannatamente anarchico e probabilmente destinato ai fan più innamorati delle pieghe della storia dei Lamb Of God / Burn The Priest.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2018

Tracklist: 01. Inherit The Earth (THE ACCÜSED cover) 02. Honey Bucket (MELVINS cover) 03. Kerosene (BIG BLACK cover) 04. Kill Yourself (S.O.D. cover) 05. I Against I (BAD BRAINS cover) 06. Axis Rot (SLIANG LAOS cover) 07. Jesus Built My Hotrod (MINISTRY cover) 08. One Voice (AGNOSTIC FRONT cover) 09. Dine Alone (QUICKSAND cover) 10. We Gotta Know (CRO-MAGS cover)
Sito Web: http://www.lamb-of-god.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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