The Blood Brothers – Recensione: Burn Piano Island Burn

I meno disattenti avranno sicuramente potuto già osservarli, sia nella dimesione live del loro DVD recentemente pubblicato che nel panorama musicale rappresentato da ‘March On Electric Boy’, riassunto di recente pubblicazione. Per coloro che invece li conoscono dal (da noi) misconosciuto ‘The Adultery Is Ripe’ certamente il gruppo non è né un nome nuovo né una considerazione di “hype”. Piuttosto degli alfieri di una nuova follia, metabolizzata nei concetti di Faith No More ed esportata sulle linee dissimili del concetto parallelo di un ‘Nevermind’ a caso.

Ora, non siamo di fronte né agli uni né all’altro, ma sicuramente ad un disco che ha la seria possibilità di essere riconosciuto come importante almeno quanto lo fu quel secondo album di Nirvana. Attitudine, suoni, piani paralleli che dissimulano un caos tenuto a bada, una title track che ti annienta e ti avvicina a quei sapori ritrovati quando Kurt Cobain decise che ‘Smells Like Teen Spirit’ sarebbe entrata a far parte di un suo disco: la medesima freschezza. Coniugare linee reggae con il rap, il math-rock delle avanguardie americane con il taglio netto del metallo meno stereotipato, ed alla fine una voce nervosa su dolci carezze rock, un taglio decisamente punk come base da cui partire… Salato sul dolce, vittoria del contrasto. Le intenzioni di Drowningman trovano in questo caso una concretizzazione più spinta ed a fuoco, in una baraonda totale, meglio scrivere nella baraonda per antonomasia. Si nascondono anche i Jesus Lizard ed un approccio vocale alla Matt ‘The The’ Johnson nell’impasto, ma l’amalgama nasconde bene ognuno degli ingredienti. ‘God Bless You Blood Thirsty Zeppelins’ coniuga certe melodie alla System Of A Down con il Manson più ‘Beautiful People’ di sempre, portando sì un possibile singolo radiofonico, ma troppo malato nella mente per poter entrare in qualcuna delle programmazioni che contano. La produzione di Ross Robinson si è appoggiata sul lavoro del gruppo senza alterarlo, piuttosto limitata a definire meglio i contorni laddove le sfumature del “Blood Patchwork” lo hanno permesso, senza interferire con il lato artistico strutturale del gruppo. Difficile riuscire ad entrare nel merito di come siano state ideate queste schegge, sta di fatto che ‘The Salesman, Denver Max’ ha la sua bella dose di disagio fra linee assolutamente sbronze e sfatte su accompagnamenti acustici e docili sfuriate elettriche: un’esperienza. Non si ascoltava una ‘Every Breath Is A Bomb’ da troppo tempo, elettrica, rock, nervosa, assolutamente al di fuori di qualsiasi linea fosse fino ad oggi tracciata, anche nelle avanguardie malate che fanno tanto “post”. Ecco, forse mai come in questo caso possiamo parlare di “pre”. Il suffisso lo aggiungeremo: stiamo soltanto aspettando che qualche critico abbini una parola nuova. Noi non abbiamo troppo tempo per coniare nomi nuovi, c’è la musica dei Blood Brothers e questa ci basta.

Ah, fra le altre cose quasi quasi ci stavamo dimenticando che da qualche parte questo disco è uscito per Bmg. Una major.

Etichetta: Artist Direct /Bmg / Self

Anno: 2003

Tracklist: Tracklist: Guitarmy / Fucking's Greatest Hits / Burn Piano Island, Burn / Every Breath Is A Bomb / Ambulance Vs. Ambulance / USA Nails / Cecilia And The Silhouette Saloon / Six Nightmares At The Pinball Masquerade / The Salesman, Denver Max / I Know Where The Canaries And The Crows Go / God Bless You Blood Thirsty Zeppelins! / The Shame

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