Bullfrog – Recensione: High Flyer

I veronesi Bullfrog, alfieri nazionali dell’hard rock blues dal sapore seventies, festeggiano il quarto di secolo di attività con questo “High Flyer“, loro quinto disco, uscito per l’etichetta americana Grooveyard Records, come il precedente “Clearwater”.

Si comincia con la notevole “Lola Plays the Blues”, col suo riff essenziale e l’articolata parte centrale, per proseguire con “Losing Time”, un hard funk dalla grande spinta ritmica, ad opera dei fratelli Dalla Riva a basso e batteria, che ricorda certe cose del Glenn Hughes solista. Atmosfere zeppeliniane per “Hot Rod”, e ancora un grande riff a opera del chitarrista Silvano Zago su “Beggars and Losers” (che è anche il titolo del loro terzo disco, pur non contenendo il brano!), che sfocia in una cavalcata per base all’assolo. Uno dei vertici del disco arriva con “Dangerous Trails”, un brano lungo e vario, una sorta di mini jam che guarda ai Grand Funk Railroad, con un bell’intervento solista. A spezzare le atmosfere elettriche, arriva la murder ballad “Johnny Left The Village”, dalle atmosfere southern folk, che con la conclusiva, delicata “River Of Tears” rappresenta la parte acustica dell’album e segna un’ottima prestazione vocale di Francesco Dalla Riva. Ancora hard blues e funk su “Dance Through The Fire”, che profuma di Thin Lizzy, e i Free che emergono decisamente in “Three Roses”, brano perfettamente calibrato nelle coordinate musicali dei Bullfrog.

Se negli anni ’70 i Mountain avessero composto una power ballad come “Out On The Wide Sea”, sarebbe rientrata tranquillamente a pieno titolo nella loro discografia, una piccola perla con un ritornello che resta stampato in testa a lungo. Verso la conclusione troviamo la cadenzata “Blind Leader” con atmosfere ipnotiche e vagamente psichedeliche, l’intenso break centrale e il finale quasi epico, il tutto coadiuvato al meglio dalle voci delle Froggettes (Anna Bertasini e Daniela Pase), autrici dei cori in gran parte del disco.

Un disco che si può definire probabilmente il più maturo e completo della band veronese, con un ottimo livello compositivo ed una varietà che resta però sempre ancorata al loro concetto di classic rock, che privilegia la composizione e il suono d’insieme  a sterili virtuosismi, prodotto in modo impeccabile da Fabio Serra, che qua e là suona anche le parti di tastiera.

Un lavoro che conferma l’egregio stato di salute dell’underground italiano, con positivi riscontri critici anche oltre i nostri confini.

Voto recensore
8
Etichetta: Grooveyard Records

Anno: 2018

Tracklist: 01 Lola Plays the Blues 02 Losing Time 03 Hot Rod 04 Beggars and Losers 05 Dangerous Trails 06 Johnny Left the Village 07 Dance Through the Fire 08 Three Roses 09 Out on the Wide Sea 10 Blind Leader 11 River of Tears
Sito Web: https://www.facebook.com/Bullfrog-39387964260/?epa=SEARCH_BOX

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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