Bruce Dickinson – Recensione: Accident Of Birth

Quarto album nella brillante carriera solista di Bruce Dickinson, “Accident Of Birth” costituisce il più acclamato disco in solitaria del cantante inglese insieme al capolavoro “The Chemical Wedding”, uscito appena la stagione successiva (questo per farvi notare di che incredibile ispirazione godesse all’epoca il frontman degli Iron Maiden!). Per la prima volta, inoltre, abbiamo qui il piacere di vedere all’opera la straordinaria coppia di chitarristi Adrian Smith/Roy Z, un duo che non ha certo bisogno di presentazioni.

Il platter è nel suo complesso un lavoro di puro heavy metal classico: aggressivo quando serve nei pezzi più tirati, sempre e comunque molto raffinato e curato. Atmosfere sognanti e rarefatte prendono il sopravvento nei momenti più emotivi, mentre in altri frangenti emergono invece un approccio maggiormente oscuro e un gusto compositivo quasi prog, restituendoci un mosaico espressivo che tocca davvero innumerevoli sfaccettature.

L’apertura affidata a “Freak” è caratteristica di un heavy solido e roccioso, che non rinuncia però mai alla melodia e ai riff che vanno a ficcarsi dritti nella testa dell’ascoltatore. Dopo la misteriosa strumentale “Toltec 7 Arrival” arriva quindi una nuova gemma di metal classico che risponde al nome di “Starchildren”, canzone invincibile che appassiona fin dal primo ascolto. Le soavi chitarre acustiche e il dolce cantato di Bruce ricamano la bellissima introduzione di “Taking The Queen”, pezzo in cui non bisogna dare nulla per scontato dal momento che quella che sembra essere definitivamente una ballad rivela invece pure un animo aggressivo. Si prosegue poi con il capolavoro “Darkside Of Aquarius”, traccia più lunga e complessa del lotto, ma non per questo meno trascinante, anzi da subito molto coinvolgente: un brano insomma di quelli che solo i migliori sono in grado di comporre. La prima parte dell’opera si chiude con la veloce e immediatissima “Road To Hell”, canzone con tutti i crismi della grande hit di rock duro e pensata apposta per i live.

E’ quindi la volta della prima vera ballata del disco, l’intensa e commovente “Man Of Sorrows”, in cui il buon Bruce ci mostra tutte le proprie, straordinarie doti canore. Segue la title track, pezzo più oscuro e cattivo del carnet, alla quale fa subito da contraltare la sorniona e divertente “The Magician”; nelle chitarre della possente “Welcome To The Pit” c’è addirittura un pizzico di stoner/sludge, mentre torniamo alle atmosfere da sogno, alla ricercatezza compositiva e a una durata sostenuta con la variegata “Omega”, ennesima traccia perfetta. Si spengono le luci con “Arc Of Space”, altra ballad di rara intensità, impreziosita da chitarre spagnoleggianti e dalla consueta interpretazione divina del solito Dickinson.

Come avrete potuto capire da questo track by track, i termini “punto debole” e “filler” sono concetti che non appartengono in alcun modo a un disco del calibro di “Accident Of Birth”. L’album ha consacrato definitivamente la figura di Bruce Dickinson quale autore di caratura assoluta anche in un contesto solista, ruolo che va ad aggiungersi a quello non certo irrilevante di cantante tra i più grandi della storia, a sua volta di una delle più grandi band della storia. Un percorso conoscitivo completo di questo immenso artista non può dunque tralasciare la presente tappa.

Etichetta: Castle Communications/Sanctuary Records

Anno: 1997

Tracklist: 01. Freak 02. Toltec 7 Arrival 03. Starchildren 04. Taking The Queen 05. Darkside Of Aquarius 06. Road To Hell 07. Man Of Sorrows 08. Accident Of Birth 09. The Magician 10. Welcome To The Pit 11. Omega 12. Arc Of Space
Sito Web: http://screamforme.com

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