16 – Recensione: Bridges To Burn

Sludge metal efficace e senza sbavature, quanto è giusto aspettarsi da veterani della scena come i 16. Il loro suono è una miscela devastante di riffing pachidermico dalla tonalità infossata, sporadiche accelerazioni thrash-core, seventies rock e urla rabbiose (anche queste con qualche contatto con la scena post-core). Inutile segnalare singoli momenti, il pregio maggiore è inevitabilmente il groove incessante che avvolge l’insieme delle composizioni, una vera danza sabbatica che viene sostenuta da ritmi sintonizzati spesso su tempi medi che favoriscono il trasporto fisico e l’immediatezza dell’assimilazione. Pur senza cercare nulla di minimamente nuovo i 16 dimostrano di aver lavorato intensamente per regalare alle loro song una vera profondità di ascolto che andasse oltre dagli standard più scontati. I citati passaggi thrash-core e alcune variazioni psichedeliche e post-rock ben innestate portano, soprattutto nella seconda parte, ad una maggiore elaborazione ritmica che si traduce in uno spettrogramma di sensazioni decisamente più ampio rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare nel genere. Si tratta di sfumature che emergono con qualche ascolto in più che forse non faranno aumentare in modo vertiginoso l’appetibilità del disco fuori da certi ambienti, ma di sicuro saranno molto apprezzate dai fan del suono in questione. Se già non li conoscete fareste bene a segnarvi il loro nome.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse / Masterpiece

Anno: 2009

Tracklist:

01. Throw In The Towel

02. Skin & Bones

03. Me & My Shadow

04. Man Interrupted

05. Flake

06. Let Me Down (Again)

07. Monday Bloody

08. Permanent Good One

09. So Broken Down

10. Thorn In Your Side

11. What Went Wrong

12. Missed The Boat


Sito Web: http://www.myspace.com/16

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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