Header Unit

Brick – Recensione: Faceless Strangers

Un grande merito va a questa band svedese, aver cercato di produrre qualcosa di nuovo e orecchiabile in un mondo che vive unicamente di standard acquisiti e sperimentazioni spesso difficili da seguire per chi non ha anni di ascolti alle spalle. I Brick suonano infatti quello che può essere definito heavy metal “non” classico, e lo fanno incorporando influenze che vanno dal melodic death metal (anche se la voce qui è sempre clean), al power metal, al classic hard & heavy, fino a certe inflessioni melodiche che sono accostabili a band come Avenged Sevenfold o Killswitch Engage.

Di tutto un po’, ma la vera sfida era quella di mettere insieme elementi come quelli citati e tirarci fuori qualcosa che non apparisse come la mostruosa Creatura di Frankenstein, riuscendo quindi a dare forma e personalità all’idea originale. In questo senso bisogna dire che i Brick sanno cosa stanno facendo e dimostrano di credere fortemente nel loro progetto, riuscendo infine a trasmettere quella sensazione di coerenza e compattezza che ci si aspetta da una band matura.

La preponderanza nelle linee vocali di uno stile molto easy e scorrevole rischia però di diventare un’arma a doppio taglio. Se infatti l’impatto è evidente e fin dal primo ascolto, rimane anche il dubbio che tanta facilità finisca per indirizzare troppo il mood generale verso uno stile caratterizzato dl ritornello facile facile che non rende giustizia al lavoro di composizione per nulla banale che sta a monte.

Di certo è più facile immaginare entusiasmarsi davanti a canzoni come “Bagging Rainbows”, “Faceless Strangers” o “The Beast” chi ha tra le proprie preferenza gruppi più “alternativi” come Avenged Sevenfold, Disturbed o Sum 41 che un fan degli Iron Maiden o degli In Flames (che pure restano influenze facilmente rintracciabili nei Brick). Non che questo sia un male, sia ben inteso, ma appare comunque chiaro che le intenzioni della band siano quelle di andare oltre e superare questa divisione per creare una specie di canone universale che sappia attingere senza limiti dal vasto mondo del metal e dell’hard, allo scopo di poter scrivere canzoni senza mettersi paletti stilistici.

Ci pare che complessivamente il gruppo sia sulla buona strada e come debutto “Faceless Strangers” ha dei bei numeri da metter in mostra. Siamo però convinti che a livello di scrittura delle singole canzoni si possa fare ancora di meglio, quindi li aspettiamo con curiosità alla prossima tappa per capire se potranno davvero aiutare a portare un po’ d’aria fresca in un ambiente fin troppo statico come quello del musica heavy.

BRICK-Faceless_Strangers

Voto recensore
7
Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. The Beast 02. Bagging Rainbows 03. Bloody Mistress 04. Faceless Strangers 05. Last Day 06. Not Five Times Or More 07. From My Hell And Back 08. Love Song 09. World Of Lies 10. Megan
Sito Web: www.brickswe.com/

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login