Breaking Benjamin – Recensione: Ember

Dopo il primo ascolto ero intenzionato ad una bocciatura severa, un giudizio prossimo alla stroncatura. Ma i propositi battaglieri, di ascoltatore appassionato e ferito sono pian piano rientrati nella norma. Ritrovando lucidà ed analisi corretta. “Ember”, ultimo lavoro dei Breaking Benjamin, è un disco cupo, dalla profonda inquietudine e dalla difficile assimilazione. Rispetto agli standard a cui ci aveva abituato il leader Benjamin Burnley il “tiro” delle canzoni vira verso il grigio, con intense sfumature di nero.

Si percepisce inquietudine, con aperture melodiche molto spesso malinconiche e meno “catchy” rispetto agli standard a cui avevano abituato. Dopo una intro piuttosto inutile (“Lyra”. Ovvero 30 secondi di niente…) si parte bene con le ritmiche spezzate di “Feed The Wolf”. E proprio la prima canzone dell’album rispecchia alla perfezioni le caratteristiche di un album dal mood cupo.

Davvero piaceve “Psycho”, che riesce a miscelare una ritmica nu metal ad un ritornello post grunge, una caratteristica che i nostri hanno sempre dimostrato di possedere. Una buona canzone, stranamente ancora non scelta dalla band americana come singolo. Interessante la ballad sintetica “The Dark Of You”, con suoni avvolgenti che seguono una scarna melodia di pianoforte che apre al ritornello dove una chitarra appena accenata rafforza l’impatto del chorus. “Down” rialza i giri del motore della macchina americana, con una canzone che cresce con gli ascolti. Merito di un validissimo chorus e della costruzione che gli ruota attorno.

Decisamente di stampo Linkin Park “Torn In Two”, con un riff che sembra essere ispirato direttamente da quanto scritto per “Hybrid Theory” dal combo del compianto Chester Bennington. Piuttosto valida nel complesso e discreta scelta per un singolo e video. Con “Blood” la band di Burnley cerca di giocare la carta del groove, ed il riff sembra dargli ragione, ma l’espolosione che ci si aspettava con il chorus rimane sospesa. Arriva infatti un ritornello piuttosto piatto che non rende giustizia alle potenzialità di una canzone che sembra mancare di una parte.

Il disco poi scivola via piuttosto dignitosamente, anche se le ultime canzoni non sembrano essere a livello delle altre. Esempio: “Close Your Eyes”. Una canzone piatta, salvata solo in parte da un chourus che nella sua semplicità innalza la qualità di una canzone che non brilla a partire dal riff iniziale di chitarra (davvero brutto).

I Breaking Benjamin non saranno mai dei “visionari” della musica, ma ottimi miscelatori di suoni con l’obbiettivo di costruire canzoni del buon impatto. “Ember” non sarà il disco migliore scritto dagli americani, ma rimane una raccolta piuttosto convincente a testimoniare lo stato di salute della band.

 

 

Voto recensore
6,5
Etichetta: Hollywood Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Lyra 02. Feed The Wolf 03. Red Cold River 04. Tourniquet 05. Psycho 06. The Dark Of You 07. Down 08. Torn In Two 09. Blood 10. Save Yourself 11. Close Your Eyes 12. Vega
Sito Web: https://breakingbenjamin.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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