Van Canto – Recensione: Break The Silence

Devono aver fatto davvero il botto i Van Canto. Gli inventori del metal a cappella cercano di cavalcare l’onda del successo, pubblicando il quarto disco in soli cinque anni, in barba all’ispirazione ed alla vena compositiva di alcuni colleghi che si ripropongono solamente dopo un lustro. I tedesconi tornano sul mercato con “Break The Silence”, che altro non è che l’ideale prosieguo del proprio predecessore “Tribe Of Force”. Ma l’effetto sorpresa è ormai andato scemando ed i rakkatakka, i wahwah nei guitar solo  ed i ghirigori vocali utilizzati per sostituire gli strumenti, hanno perso quella sensazionale originalità degli esordi.

E dire che “Hero” mi aveva fatto sobbalzare sulla sedia, imbottito com’era di cover dei classici dell’heavy metal, un vero e proprio tributo ai Deep Purple, ai Manowar, ai Blind Gurdian, agli Iron Maiden, le cui hit erano state riproposte nell’inedita veste a cappella. I Van Canto ora preferiscono concentrarsi sui propri pezzi originali, un mix di power metal melodico ed epico in cui a farla da padrone sono ovviamente cori e controcanti. Ma in song come la speed ed opener “If I Die In Battle” le voci non riescono a riempire l’intero comparto sonoro e l’ausilio della sola batteria non basta a colmare l’assenza di chitarre e tastiere in fase di arrangiamento. Nei brani più compassati, invece, le melodie salgono di un gradino e gli intrecci tra Sly e Inga colpiscono ancora nel segno (“Black Wings Of Hate”). I momenti migliori di “Break The Silence” restano, però, le cover, con “Bed Of Nails” di Alice Cooper riletta in chiave power, mentre “Primo Victoria” dei Sabaton riesce a mantenere lo stesso spirito battagliero dell’originale pur senza gli strumenti. I Van Canto concludono il nuovo lavoro con il lento metal per eccellenza, ovvero “Master Of The Wind” dei Manowar, in cui compare, a sorpresa, un pianoforte.

“Break The Silence” è, a conti fatti, un discreto disco di power metal melodico che di originale ha solamente lo stile a cappella, ma che raggiunge le vette più alte come in passato nell’interpretazione delle hit del metal. I Van Canto dal vivo sono una furia, capaci come pochi di coinvolgere il pubblico, ma andando di questo passo corrono il rischio di diventare (come fu per i Neri per Caso di sanremese memoria) solo una cover band on stage. Siamo già al punto di non ritorno? Forse, ma non escludo che i Van Canto possano a sorpresa tirare fuori in futuro altre risorse per sorprendere ancora.

 

Voto recensore
6,5
Etichetta: Napalm Records / Audioglobe

Anno: 2011

Tracklist:

1. If I Die in Battle 04:46

2. Dangers in My Head 04:05

3. Bed of Nails (Alice Cooper cover) 03:37

4. The Seller of Souls 03:24

5. Black Wings of Hate 04:41

6. Neuer Wind 03:21

7. Spelled in Waters 04:26

8. Primo Victoria (Sabaton cover) 03:44

9. The Higher Flight 05:00

10. Master of the Wind (Manowar cover) 06:09


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