Iron Maiden – Recensione: Brave New World

Sono tornati, e questa è la cosa importante! Sì, perché al di là dei facili entusiasmi dovuti al rientro di Dickinson e Smith, questo nuovo ‘Brave New World’ è effettivamente il migliore album dei Maiden dai tempi del glorioso ‘Somewhere In Time’, il disco che finalmente torna a dare lustro a una Vergine Di Ferro che sembrava essersi definitivamente avviata lungo la strada del declino, pronta ad essere consumata dalle ruggini del tempo. Non è un album esente da difetti, ‘Brave New World’, ma mostra una band che torna a combattere, grazie ad alcune delle sue migliori canzoni di sempre e grazie anche alla voglia e la capacità di esplorare i meandri del proprio sound, andando a trovare vie nuove e atmosfere diverse, pur senza rivoluzionare il manifesto musicale che da sempre la caratterizza. Chi si aspettava un album più diretto rimarrà sorpreso da questo disco, che punta tutto sui suoi pezzi più lunghi e su situazioni sontuose che si fanno a tratti progressive, senza però perdere di vista neanche per un solo istante il concetto heavy metal che naturalmente è il fulcro centrale del Maiden sound. Ecco così che canzoni splendide come la celtica ‘Blood Brothers’ (che riprende in maniera decisa i concetti appena accennati da ‘The Clansman’), la fantastica ‘Dreams Of Mirror’, la potente ed epica ‘The Nomad’ (forse il miglior pezzo in assoluto) e la conclusiva ‘The Thin Line Between Love & Hate’, rappresentano le migliori credenziali degli Iron Maiden di oggi a discapito dei pezzi più tirati, che non hanno quel qualcosa di particolare che rende speciali le canzoni sopra citate. Parlavamo dei difetti, però, rappresentati in particolare dalla presenza di un paio di song bruttine (l’opener ‘Wicker Man’ e la titletrack), e soprattutto dalla fastidiosissima tendenza di voler ripetere all’infinito i cori delle canzoni: un giochino, questo, che è sicuramente molto suggestivo in una situazione live… ma che purtroppo su disco finisce per rivelarsi noioso, se non irritante. Il risultato è che le prime sei canzoni, in particolare, rimangono danneggiate dall’abuso di questa tecnica, e ciò contribuisce a far perdere più di un punto al disco. Inoltre, dispiace vedere una band del calibro dei Maiden ridursi a ” citare” pezzi di altri gruppi, a volte in maniera non immediatamente riconoscibile (tipo ‘Spreading The Disease’ dei Queensryche nel bridge di ‘The Wicker Man’, o ‘Shadow Of The Moon’ di Blackmore nelle parti di chitarra di ‘Dream Of Mirrors’), altre in maniera talmente sfacciata da avere quasi dell’incredibile (un riff e un arpeggio leggendari come quelli di ‘Running Wild’ dei Priest e ‘ Orion’ dei Metallica, ripresi rispettivamente sulla “solita” The Wicker Man’ e su ‘Blood Brothers’)! Ma per una volta possiamo anche perdonare (e vi assicuro che, se c’era uno pronto a stroncare questo disco, quello ero io), dal momento che questo ‘ Brave New World’ contiene canzoni veramente eccelse, a dimostrazione del fatto che la band ha ritrovato se stessa e la propria strada (riuscitissimo l’esperimento delle tre chitarre, che conferisce spessore e profondità al già corposo Maiden sound). In pratica Harris & C. hanno ristabilito le distanze che li separano dal 99% delle altre band di heavy metal classico, quasi a volersi riprendere una supremazia che, probabilmente, solamente i vecchi rivali Judas Priest (in uscita con il nuovo album in autunno) saranno in grado di contendere loro nel corso di questo anno 2000. Questo, signori, è l’heavy metal!

Voto recensore
7
Etichetta: Emi

Anno: 2000

Tracklist:

The Wicker Man/Ghost Of The Navigator/Brave New World/Blood Brothers/The Mercenary/Dream Of Mirrors/The Fallen Angel/The Nomad/Out Of The Silent Planet/The Thin Line Between Love & Hate


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