Braindamage – Recensione: The Downfall

I Braindamage, insieme a Glacial Fear, sono da sempre uno dei segreti meglio tenuti della scena estrema italiana. Una di quelle band a cui la statura di culto non viene neanche comunemente riconosciuta dalle nostre parti, forse perché colpevoli di essere troppo moderni quando in Italia si ascoltavano cose più classiche, e troppo metal per gli amanti dell’alternative che ha scalato le classifiche.

Eppure da sempre le uscite targate Braindamage sono di quelle che non meritano di passare inosservate, soprattutto se pensiamo a come i nostri abbiano saputo, con tempistiche da pionieri, creare uno stile che portasse all’interno del thrash metal influenze come Killing Joke o industrial estremo.

Uno sound già originale che si è poi via via raffinato, fino a creare quella miscela di ritmiche ossessive, muro di suono e riffing post-thrash che ormai da un paio di lavori è diventato un marchio di fabbrica del tutto identificabile.

In questo caso ad aggiungere spessore ci pensa anche il fatto che il disco è un concept basato su un romanzo scritto dallo stesso Andrea Signorelli, ovvero “Kahlenberg, la Regina in Rosso e altri racconti”, che non abbiamo sinceramente letto, ma che ci dicono le note biografiche raccontare una storia complessa che su diversi piani temporali vede come centro della trama la conquista del potere assoluto attraverso ogni mezzo. Un filo conduttore che ci porta ai nostro giorni a Torino al cospetto di una misteriosa Regina in Rosso e ad un agente che in suo nome si prepara a sottomettere il mondo scatenando una guerra termo-nucleare.

Lo scenario post-apocalittico creato dalle liriche è ben raccontato in canzoni dall’impatto totale come “I Owe You…” o “Substituting Forgiveness…” (che ha un che di Messhuggah in alcune scelte ritmiche), ma che non lesina momenti più cupi e ritmi groovy, come in “Queen Acadienne’s…” o nella finale “The Downfall Is Here…”, senza contare canzoni di puro assalto come nell’incalzante “Last Of The Kings…”.

Il tutto ha il grande pregio, da sempre riconosciuto ai Braindamage, di godere di impatto e immediatezza, senza per questo diventare mai banale e semplicistico. Nonché l’abilità di mettere in luce le influenze basilari, come i citati Killing Joke, ma anche Voivod, Nevermore o i Kreator più visionari (ci viene in mente “Renewal”), ma di rimescolare l’insieme con personalità per trovare un linguaggio espressivo riconoscibile.

Se già li apprezzate sarete tra quelli che si procureranno il disco senza battere ciglio, ma se non li avete mai incrociati prima e appartenete alla schiera di coloro a cui l’evoluzione sonora del metal negli anni novanta è piaciuta, avrete comunque buone possibilità di trovare in una band come i Braindamage ciò che fa al caso vostro.

Braindamage The Downfall Cover Album 2016

Voto recensore
8
Etichetta: My Kingdom Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Substituting Forgiveness With Mass Destruction 02. god Granted Your Prayers Through Nuclear Warheads 03. She Can Smell The Blood Of A Surrendering Race 04. I Owe You A Billion Years Of Terror 05. Subhuman's Towns Merciless Obliteration 06. Queen Acadienne's Floating Mirrors And Tarots 07. Last Of The Kings, First Of The Slaves 08. The Shadow That I Cast Is Yours, Not Mine 09. You Nailed My Soul I Burned Your Flesh 10. The Downfall Is Here To Stay, I Shall Fight Until
Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Braindamage/87904627893

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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  1. Alberto Capettini

    Mica male…

    Reply

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