Bon Jovi – Recensione: 2020

“2020” è un disco maturato nel tempo e cresciuto sempre di più, insieme al suo autore, Jon Bon Jovi, che negli ultimi mesi ha assunto un ruolo mediatico di grande speranza in un periodo grigio e quasi disperato. Nato come album che già doveva essere diverso ed abbandonare temi leggeri in favore di una attenzione decisamente più marcata verso il sociale e lo stato attuale dell’America di Trump, ascoltato oggi, è realmente la colonna sonora di quel paese e delle sue contraddizioni.

Questa urgenza dona nuove motivazioni artistiche e musicali a Jon Bon Jovi, abbandonato dal suo partner in crime Ritchie Sambora, e reduce da tours veramente disastrosi, dal punto di vista vocale. Dopo migliaia di concerti la sua ugola oramai sembrava completamente finita, anche se la band di professionisti che lo accompagna ha provato a coprire mancanze oramai troppo evidenti. L’ultimo disco del 2016, “This House Is Not For Sale” ha il difetto dei suoi predecessori del nuovo millennio: suoni addomesticati e poca ispirazione.

E così, il volenteroso Jon si è rimboccato le maniche nel tentativo di recuperare almeno parte delle sue capacità vocali, e nell’accettare il suo timbro di oggi, che non può più volare ed alzarsi sprezzante, ma quando hai qualcosa di importante da dire e da cantare, puoi contare su una capacità interpretativa ormai matura e completa, ed una gamma di bassi tutta da scoprire, sporcare e valorizzare. “2020” così, dopo la mancata uscita del maggio scorso, si trasforma ancora in un disco quasi solista, dove la band originale interviene con discrezione ma con qualche piccolo sprazzo di classe.

Saggiamente, i suoni e la produzione sono più secchi ed essenziali, e la solita confezione patinata viene dimenticata a favore di un approccio urgente e sempre teso ed emozionante, racchiuso come una volta, in “soltanto” dieci pezzi. “Limitless” è il primo singolo e la canzone meno recente, probabilmente quella più debitrice dell’album precedente, ma con un ritmo sincopato interessante ed un ritornello battente che incita a svegliarsi e darsi da fare, come il testo dice, la vita può essere senza limiti. “Do What You Can” nasce tra le strade solitarie di una New York colpita dalla pandemia che prova a rialzarsi, ed un ritmo quasi baldanzoso ben griffato da un riff solare di Phil X trasforma il pezzo in un inno commovente e necessario. “American Reckoning” nasce dalle ceneri di un terribile fatto di cronaca, e dal dolore invita a non dimenticare George Floyd e la sua storia, immersa in suoni dolenti e degni dello Springsteen più intenso e viene doppiata da una “Lower The Flag” che tra polverose aperture acustiche e spoken words vibranti, denuncia la piaga dell’uso facile delle armi di fuoco negli USA, che porta solo morti assurde e tanta sofferenza. In tutta questa cupezza, l’amore è la risposta, sia essa concentrata nel ritmo sferzante di “Beautiful Drug” che nelle cadenze morbide di “Story Of Love”, ballata struggente e dilatata, che rinuncia al ritornello facile per raccontare emozioni più reali e vissute. La pioggia arriva e porta via la sofferenza, nella liberatoria melodia di “Let It Rain”, come nel rock acido e ruspante di “Brothers In Arms”, in cui si canta che non siamo soli oggi, e un legame più forte di noi ci rende fratelli d’armi. Se la guerra può offendere ma non abbattere i soldati piegati ma non sconfitti di “Unbroken” (altra canzone ben strutturata e di grande maturità compositiva ed emozionale), “Blood In The Water” evoca una toccante chitarra che riecheggia Mark Knopfler (Dire Straits) e ricorda le sonorità dilatate e drammatiche di “Dry County”, regalando un altro testo sentito e sofferto.

Certamente, Jon Bon Jovi ha chiuso con l’hard rock melodico del glorioso passato e sempre di più si afferma come cantastorie con la testa saldamente piantata a terra e pronto a raccontare il suo tempo e la sua gente. La voce si trasforma per continuare a narrare storie sempre più importanti, e questa metamorfosi è necessaria, quasi inevitabile. Il tempo passa, ma “2020” è sia un passo decisivo nella sua carriera e nella storia dei Bon Jovi che un album che descrive molto bene quello che stiamo vivendo in questi tempi difficili e instabili. Nella speranza che un certo Ritchie decida di tornare a casa e riempire di nuovo un vuoto che non può essere colmato.

Etichetta: Island

Anno: 2020

Tracklist: 01.Limitless 02. Do What You Can 03.American Reckoning 04.Beautiful Drug 05.Story Of Love 06.Let It Rain 07.Lower The Flag 08.Blood in the Water 09.Brothers in Amrs 10.Unbroken
Sito Web: https://www.bonjovi.com/

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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