Extol – Recensione: Blueprint

Rinnovamento e trasformazione: sono queste le parole con cui inquadrare il nuovo capitolo degli Extol, a due anni di distanza dai buoni risultati di ‘Synergy’. Una proposta cangiante e di difficile catalogazione (qualità quantomai rara) quella del quintetto norvegese, a cui nemmeno la perdita dei due chitarristi è riuscita a porre freno: reclutati infatti i due nuovi acquisti Ole Halvard Sveen e Tor Glidje, prende vita questo ‘Blueprint’ (il cui titolo esteso è ‘The Blueprint Dives’) che parte sì dal suo predecessore, ma gioca nel frattempo su nuovi territori.

Il pregio fondamentale degli Extol è infatti quello di sapere combinare le influenze più eterogenee e farle confluire in un unicum dove ogni cosa è al posto giusto, il tutto senza mai scordare un elemento indispensabile quale la melodia; ed è così che su una matrice originaria che fonde thrash, death e prog i cinque introducono ora inedite influenze post-core, ora momenti più tooliani ed altri che richiamano alla mente gli Opeth (non a caso band con cui sono andati in tour), sfornarndo al contempo brani dal ritornello vincente ed irresistibile, come per l’opener ‘Gloriana’ o per ‘Essence’, oppure episodi più delicati ed acustici, si vedano ‘Pearl’ e ‘Lost In Dismay’.

Siamo ancora lontani dalla perfezione, ma il percorso intrapreso dagli Extol ci porta a premiare il risultato finale, indubbiamente di valore, e a guardare fiduciosi verso il loro futuro… certo però che a questo punto il prossimo disco dovrà essere la conferma definitiva.

Roberto Lato

Grazie al cielo nel mondo del "nostro genere preferito" ci sono ancora band che hanno voglia di scavare a fondo, cercando di darsi volta per volta nuova forma, libera da qualsiasi confine precostituito. Fanno onorevolmente parte di questa stretta cerchia anche gli Extol, che tornano sulle scene dopo l’ottimo ‘Synergy’, datato 2003. Cambiati i due chitarristi, c’era molta curiosità attorno al nuovo materiale composto dai norvegesi. Ci si poteva immaginare un cambio di impostazione, cambio che tuttavia non si è completamente verificato. Il riffing non è infatti granchè mutato, anche se, rispetto al passato, è la velocità ad aver frenato. Ora le chitarre e la sezione ritmica giocano a cadenzare maggiormente i brani, sorretti da una base più hardcore che puramente death metal. Novità sono poi le esuberanze tecniche più al servizio della canzone e, azzardo decisamente poco prevedibile, coraggiose e insolite linee vocali pulite, a tratti eteree, che danno la sensazione di sovrapporsi alle melodie, invece di affiancarle. Pregevoli gli stacchi melodici e le divagazioni acustiche, prova tangibile di ottime abilità in fase di arrangiamento.

L’impressione che si ha dall’ascolto di ‘The Blueprint Dives’ è che gli Extol abbiano ancora da mettere bene a fuoco l’obiettivo, al fine di bilanciare ed esprimere al meglio la nuova miscela sonora. Probabilmente siamo di fronte a una fase di transizione verso un’identità sempre più personale e definita. Come primo esperimento, osservazione che sarebbe superficiale tralasciare, le composizioni risultano comunque promettenti. A dimostrarlo la dinamica ‘The Things I Found’ (impreziosita da un bel break acustico-strumentale), l’opener ‘Gloriana’, il singolo ‘Pearl’ (molto immediato e orecchiabile), la melodica ‘Lost In Dismay’ e la più classica ‘Essence’ (in linea con il disco precedente). Questi appena nominati, badate bene, sono titoli citati così su due piedi, in quanto non emergono in modo assoluto all’interno del disco, ma stanno di fatto in buona compagnia.

‘The Blueprint Dives’, per concludere, merita una possibilità e, lo diciamo nel vostro interesse, fareste senz’altro male a non dargliela. Leggasi: pentimento dietro l’angolo.

Emanuele Marchioni

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media/Self

Anno: 2005

Tracklist: 01.Gloriana
02.Soul Deprived
03.In Reversal
04.Pearl
05.From The Everyday Mountain Top
06.Another Adam's Escape
07.The Things I Found
08.Lost In Dismay
09.Essence
10.Void
11.The Death Sedative

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