Baroness – Recensione: Blue Record

Nella seconda metà del 2007 eravamo rimasti molto colpiti da un album giunto sul mercato abbastanza inaspettatamente: stiamo parlando di “Red Album” dei Baroness, lavoro affascinante di postcore iniettato di prog e psichedelia che partendo da basi/influenze note diceva la sua con trovate melodiche quasi sorprendenti ed un artwork d’ispirazione espressionista notevole. Con un debutto di tale portata tutto quello che sarebbe seguito sarebbe comunque stato osservato con attenzione da pubblico e critica…e, odiamo ammetterlo, purtroppo “Blue Record” è una delusione su più livelli: compositivo in primis ed anche esecutivamente non riusciamo a scovare guizzi degni di nota o trovate nemmeno lontanamente paragonabili a quelle contenute nel suo predecessore. La musica degli americani prende sempre spunto dalle progressioni dei Mastodon e le rende più settantiane, acustiche e prog; purtroppo dagli autori di “Crack The Skye” mutuano anche una totale inespressività vocale (probabilmente voluta sulle parti sporche ma dannosa nei passaggi più melodici). Sono presenti alcuni momenti orientaleggianti alla The Tea Party (“Jake Leg”) ed anche tracce vicine al primo lavoro (“War, Wisdom And Rhyme”) in una sorta di omaggio alla tradizione hard rock il tutto però non lascia a fine ascolto il morboso desiderio di ritornare al “play” ma solo una grigia indifferenza. Rimane ancora di livello assoluto la veste grafica opera del chitarrista/cantante John Baizley unico tratto davvero distintivo di un prodotto mediocre.

Voto recensore
6
Etichetta: Relapse / Masterpiece

Anno: 2009

Tracklist:

01. Bullhead’s Palm

02. The Sweetest Curse

03. Jake Leg

04. Steel That Sleeps The Eye

05. Swollen And Halo

06. Ogeechee Hymnal

07. A Horse Called Golgotha

08. O’er Hell And Hide

09. War, Wisdom And Rhyme

10. Blackpowder Orchard

11. The Gnashing

12. Bullhead’s Lament


Sito Web: http://www.myspace.com/yourbaroness

alberto.capettini

view all posts

Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login